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Piante Grasse fascicolo 3, Luglio - Settembre 2017 - volume 37

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 Editoriale
Care socie e cari soci, mi piace pensare che non occorreranno molte parole e che voi saprete comunque comprendere che questo breve saluto è soprattutto una dichiarazione d’intenti nei confronti vostri e dell’Associazione che tutti insieme formiamo.
La passione per le piante, l’ambiente, la natura ciascuno di noi le vive in modo personale e diverso: invece comune a tutti deve essere il sentimento che mettere a disposizione e far circolare entusiasmo ed esperienze non può far altro che accrescere valore, all’Associazione ma anche a ciascuno di noi. Perché gli obiettivi che perseguiamo sono tanti, dal più piccolo al più ambizioso, e tutti validi: dalla voglia di non fallire nel coltivare una piccola pianta all’affinare la sensibilità sulle sofferenze dell’ambiente che ci circonda, al desiderio di contribuire, anche in piccolo, alla salvaguardia della salute del Pianeta.
Amore e conoscenza: la passione affiancata ad una crescita che ciascuno potrà modulare per come desidera avendo di fronte una serie di opportunità messe a disposizione dall’Associazione, perché questo è il suo scopo.
Volutamente non accenno alle difficoltà di vivere tutto questo nel quotidiano: le conosciamo bene e ce le sentiamo ripetere in continuazione, invece la proposta è quella di uscire dal coro delle lamentele. Tutte le piante ma soprattutto le nostre preferite c’insegnano che le avversità si possono superare quando si dà spazio all’inventiva, alla generosità, all’entusiasmo, alla voglia di vivere, insomma. E questo è il nostro proposito lavorando nel presente con un occhio al futuro: desideriamo crescere, in quantità e qualità, e per questo la sottoscritta, il vice presidente Alessandro Golinelli e il segretario Emilio Capacci abbiamo bisogno del supporto, delle idee, del calore di tutti voi. Questo è lo spirito dell’Associazione e questa la mia richiesta, di farci sentire la vostra energia positiva per arrivare a fiorire dove molti credono non sarebbe possibile.
Buon lavoro a voi e a noi.
Vanda Del Valli
 
Mario Cecarini
Il genere Crassula

Crassula
 
Un cenno di storia
Il genere Crassula (dal latino crassus, a, um, grasso) fa parte della grande famiglia delle Crassulaceae, alla quale dà il nome. Sono piante conosciute in Europa dalla fine del ‘700, allorché furono importate dal Sudafrica, per la bellezza e la ricchezza delle infiorescenze, oltre che per la varietà del fogliame e delle forme, spesso scolpite, dei fusti. L’importazione ha dapprima interessato le specie arbustive, in seguito quelle nane. Fra la fine del ‘700 e i primi anni dell‘800, Carl Thunberg scoprì molte delle crassule nane poi coltivate da Francis Masson che, ancor oggi, fanno bella mostra di sé nelle serre degli amatori, quali C. barbata, C. capitella, C. corallina, C. pyramidalis, C. tecta, C. tomentosa, ecc. Nel 1862 W. Harvey eseguì, per quanto riguarda la classificazione, alcune separazioni e vari accorpamenti, fin quando, nel 1929, S. Schoenland, sulla base di uno studio trentennale, ristrutturò completamente il genere. Tale revisione tassonomica fu accettata quasi interamente l’anno successivo da A. Berger. Nel 1977, infine, Helmut Toelken scrisse una fondamentale monografia sul genere Crassula, che ancor oggi costituisce la base per lo studio delle cultivar e delle nuove specie di volta in volta scoperte. Questo autore, nella sua tesi di dottorato, classificò 144 specie, tutte sudafricane. Da allora, il genere ha subito nuove suddivisioni e accorpamenti.
 
 
Marco Cristini
Le avversità delle crassule

Foro dell'autore

Avversità nelle crassule
 
Le succulente appartenenti al genere Crassula sono generalmente facili da coltivare, ma può capitare che alcune piante vengano attaccate dai parassiti o che deperiscano all’improvviso. Che cosa bisogna fare in questi casi?
Innanzitutto va detto che, come per la salute umana, è fondamentale la prevenzione. Le piante vanno esaminate con regolarità (almeno una volta a settimana), in modo da identificare subito eventuali segnali di malessere. Inoltre vale sempre la regola che più una pianta cresce in un ambiente simile al suo habitat naturale, più è resistente ai parassiti e alle malattie. Quindi per avere piante sane e di bell’aspetto è opportuno documentarsi sulla loro provenienza e sulle loro esigenze colturali. A volte, però, tutto questo non basta ed è necessario intervenire in modo mirato per rimettere in salute le nostre succulente. In questo breve articolo esamineremo le principali minacce per le crassule e i rimedi più efficaci.
 
 
Emilio Capacci
Dischidia ruscifolia
Foto ell'autore
Dischidia
 
La maggior parte di queste piante è epifita. Epifite sono dette le piante che vivono sui rami degli alberi o sulle rocce, specialmente nelle foreste tropicali e subtropicali umide. Il particolare habitat delle epifite è dovuto alla necessità di conquistare un posto sufficientemente illuminato in un ecosistema ombroso. Il problema di tutte le epifite è l’approvvigionamento di acqua e nutrienti, le varie specie adottano meccanismi diversi. In Dischidia alcune foglie assumono la forma di piccole urne rigonfie, all’interno delle quali vivono in simbiosi alcune specie di formiche arboree che ivi depositano terriccio, escrementi e avanzi di cibo, mentre l’acqua vi si accumula per condensazione di vapore sulle pareti interne. Le formiche trovano nelle sacche delle foglie i loro ricoveri ...
 
 
Ray Stephenson
Sedum dasyphyllum

Foto dell'autore

Sedum dasyphyllum
 
Ho trascorso tre settimane, in diverse occasioni, esplorando alcune zone dei Monti dell’Atlante (Marocco) e la variabilità di queste piante non ha mai cessato di stupirmi. La forma di Aïn Leuh è particolarmente colorata e attraente. Cresce nelle radure della foresta di cedri, su affioramenti rocciosi calcarei in forte pendenza.
Vicino ai tropici anche i pendii rivolti a nord ricevono la luce solare diretta, dato che il sole ...
 
 
Franco Rosso
Gli errori più frequenti 
nella coltivazione amatoriale delle piante succulente

 Gli errori più frequenti nella coltivazione amatoriale  delle piante succulente
 
Ho voluto scrivere questo articolo dal tono diretto e talvolta un po’ ironico per provare a rispondere da un punto di vista nuovo ad una delle tematiche forse più affrontate dalla nostra associazione: quella dei consigli di coltivazione per il neofita. La diversità nel punto di vista consiste essenzialmente nell’aver scelto di capovolgere la situazione: al posto di indicare la strada più corretta da seguire, ho scelto di descrivere quanto di sbagliato viene solitamente fatto da parte di coloro che dichiarano apertamente di non avere fortuna con la coltivazione delle piante succulente. Si tratta di un percorso dall’errore alla sua correzione che mi ha visto protagonista in prima persona, dal momento che io stesso sono stato anni addietro un grande ma sfortunatissimo (o meglio: disinformato) appassionato, che, solo grazie ai consigli dei più esperti, conosciuti in massima parte grazie all’AIAS ed al suo formidabile network di esperienza umana, è riuscito finalmente a mantenere e a far crescere e alla fine portare alla riproduzione anche le piante ritenute “difficili”.
Appartamento? No, Grazie
Innanzitutto sgomberiamo il campo da equivoci: i cactus e le piante succulente in genere, salvo alcune specifiche eccezioni, NON sono piante da appartamento. Il fatto che molte di loro sembrino adattarsi in un primo periodo alla vita in casa non deve trarre in inganno: è la mancanza di foglie che possano appassire e di altri campanelli d’allarme atti a segnalare tempestivamente gli stati di malessere che ci lascia nell’illusione che la pianta si trovi nell’ambiente giusto, mentre essa inizia fin da subito a patire per le condizioni inadatte. A differenza delle piante con foglie e fiori, o anche soltanto con rametti piccoli...
 
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