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Piante Grasse fascicolo 1, gennaio - marzo 2018 - volume 38

rivista 1 2018
sommario
 
 Editoriale
Quando nel giugno dello scorso anno, in occasione della rielezione del Direttivo dell’AIAS, mi è stato proposto di condurre la Redazione della rivista Piante Grasse ho accettato con slancio l’incarico, non tanto per una mia particolare competenza nel settore delle piante succulente – nei confronti del quale, nonostante la grande passione, ho davvero ancora tutto da imparare – quanto nella convinzione di poter contribuire in modo significativo alla crescita e al miglioramento, specie in questo momento congiunturale critico, della nostra storica rivista mettendo a frutto esperienze trasversali maturate tanto nell’ambito della mia attività professionale di chimico e di ex-giornalista, quanto in quella del no-profit associativo e, appunto, redazionale, seppur in ambiti diversi da quello botanico.
Il momento storico è quanto mai critico per via della nota congiuntura che ha visto convergere la crisi dell’associazionismo partecipativo con quella dell’editoria periodica su carta a vantaggio dell’informazione libera e gratuita, per quanto incontrollata ed incostante, fornita in abbondanza dal web. Per di più le responsabilità che gravano sulle nostre scelte redazionali non possono tradire l’eredità di una tradizione ormai quasi quarantennale della nostra testata, resa ora ancora più sentita in termini di responsabilità dal fatto di essere rimasta, oltre che la prima, ormai anche l’unica rivista italiana dedicata al mondo delle piante succulente.
Pur nella consapevolezza che sarebbe un errore puntare al cambiamento ad ogni costo, fine a se stesso, non possiamo a mio avviso negare che nella situazione attuale l’ignorare tali criticità o trascurarne la portata, e soprattutto la scelta di tenersi scrupolosamente al di fuori dell’arena dei cambiamenti con una sorta di riluttanza per quanto non già ben consolidato nell’esperienza, sarebbe soltanto il segno di una presunzione destinata a condurci a una lenta decadenza.
È anche per questo che la prima azione che ho voluto intraprendere, all’indomani del mio insediamento in Redazione, è stata la consultazione dei nostri lettori – che sono in primo luogo i soci della nostra associazione – tramite un questionario finalizzato alla valutazione del livello di gradimento ed alla raccolta di indicazioni utili al fine del miglioramento della nostra rivista. Gli esiti di questo sondaggio, che, mentre scrivo questo editoriale, sono oggetto di un’attenta analisi da parte dei membri della Redazione e del Direttivo, non potranno essere in alcun modo ignorati nell’ambito delle scelte che ci apprestiamo a operare, dove ben inteso anche quella di “non cambiare” qualche aspetto, se frutto di una scelta ponderata e non di una superficialità nel solco del “si è sempre fatto così”, assume un suo preciso significato.

In primo luogo la puntualità delle uscite dei numeri, prerequisito indicato come fondamentale da tantissimi soci e lettori per poter parlare di un “periodico”, è stata finalmente ripristinata.
A seguire, un doveroso ampliamento della base autoriale – diretta o indiretta (attraverso i cosiddetti “redazionali”) – a esperti internazionali di riconosciuta competenza, responsabili di associazioni e gruppi di studio, nonché quei vivaisti - ebbene sì! - che hanno accettato di mettere le loro competenze personali a disposizione della collettività dei lettori. Nell’ambito di questa apertura si collocano anche gli articoli di “traduzione” - nel senso non soltanto linguistico ma anche divulgativo - delle ricerche e delle scoperte pubblicate sulle riviste internazionali di stampo più specialistico, non soltanto botaniche ma anche di fisiologia, di sistematica, di ecologia, di fitochimica ecc.
Per finire, una “coraggiosa” revisione del layout grafico della rivista - iniziando dalla copertina per finire con la disposizione dei testi degli articoli - che i lettori di più lunga memoria noteranno come un ammodernamento nel solco più profondo della tradizione, in quanto ci si è ispirati, attualizzandoli, a quell’aspetto e organizzazione dei contenuti che hanno fatto in passato il successo di Piante Grasse.

Ed ora, la parola a voi: lettori, autori, soci e amici. Aspettiamo di conoscere il vostro parere, suggerimenti e critiche costruttive.
Franco Rosso
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Nel primo articolo troviamo Marco Cristini che ci parla di La Gomera, (foto di copertina) di seguito una parte del suo bellissimo articolo:

Un’isola dove il tempo si è fermato
Una foresta davanti alle coste del Sahara, un vulcano spento in mezzo all’Atlantico, un angolo di Europa in piena Africa: non stiamo parlando né di Atlantide né di Antilia, ma di un luogo reale, La Gomera.
L’isola, che fa parte dell’arcipelago delle Canarie, ha una superficie di appena 352 km2 e una popolazione stabile di 25.000 abitanti, cifre grosso modo paragonabili a quelle dell’Isola d’Elba, ma ospita degli ambienti naturali unici al mondo, tanto che nel 1986 il Parco Nazionale di Garajonay è stato dichiarato Patrimonio Mondiale dell’Umanità...

 La Gomera

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Nel secondo articolo a cura della redazione troviamo:
La viviparità nelle piante succulente
Con il termine “viviparità”, nell’ambito botanico, si intende una modalità di riproduzione propria delle spermatofite i cui embrioni (alias: “semi”) germinano, senza aver trascorso un periodo di vita latente (alias: “essere usciti dal frutto, trasportati e dispersi nel suolo”), sulla pianta madre e se ne distaccano in uno stadio avanzato dello sviluppo...
 Cactus vivipari
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Nel terzo articolo Lorenzo Stocco ci parla di un nuovo ibrido di Crassula apparso nella sua collezione:

Qualche anno fa notai in uno dei vasetti usati per le semine alcuni strani semenzali che non mi convincevano. Sebbene somigliassero a dei lithops, non potevano esserlo. Li lasciai crescere e via via vidi che prendevano la forma di qualche crassula...
Crassula TIC-TAC::::::::::::

 

 
Nel quarto articolo una rivisitazione di un articolo apparso in una delle prime riviste, la scoperta di Echinocactus grusonii a spine bianche:
L’echinocactus è una delle succulente più spettacolari per le dimensioni che può raggiungere quando si avvicina al mezzo secolo di vita. Tutti noi ne abbiamo ammirato anche lo spettacolare rivestimento di feroci spine gialle, che lo fanno sembrare un mostruoso riccio vegetale...
 Echinocactus grusonii a spine bianche

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 Nel quinto articolo Valerio Barbone ci parla dei materiali per le succulente:
Tra gli appassionati di succulente è fortemente sentito e dibattuto il problema della scelta del substrato di coltivazione: capita spesso, purtroppo, che per mancanza di informazioni o, più sovente, per la difficile reperibilità dei materiali più particolari, si sia costretti ad accontentarsi e a scendere a compromessi usando miscele che mal si conciliano con le esigenze delle succulente. In ogni caso, è opinione ormai diffusa che, al di là di complicate mescolanze di ingredienti più o meno particolari...
 I materiali

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Nel sesto articolo Thomas Cammaerts ci parla dell’International Euphorbia Society:

L’International Euphorbia Society è una società (intesa come “associazione”, nel senso anglosassone del termine, NdR) dedicata alla promozione della conoscenza delle piante appartenenti alla famiglia delle Euphorbiaceae. Fondata più di dieci anni or sono, la società è diventata famosa in tutto il mondo. In effetti, la parola “internazionale”, che si legge nel nostro nome, è calzante. I membri del nostro comitato provengono da cinque diversi paesi europei...

Euphorbia Society

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Alla fine troviamo una interessante recensione a cura di Franco Rosso:

recensione fisiologia vegetale

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  • Poi altre cosette come le notizie regionali con gli appuntamenti dei vari incontri
  • Un saluto allo scomparso amico Paolo D'Annibale
  • All'interno della rivista troverete inoltre il tanto atteso elenco dei semi disponibili per questo anno, leggete bene tutte le regole e ricordatevi prima di spedire l'ordine di farvi una fotocopia che poi nelle bustine non ci sono i nomi ma solo i codici