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Piante Grasse fascicolo 3, luglio - settembre 2018 - volume 38

copertina 3 2018
sommario 3 2018
 
 Editoriale
Scrivo queste righe mentre sto tornando da una giornata trascorsa a Peseggia di Scorzè assieme ad alcuni membri dell’AIAS, durante la quale abbiamo condiviso le nostre succulente, le nostre esperienze di coltivazione, i nostri successi e i nostri fallimenti. Condivisione è la parola chiave di un’associazione come la nostra, fondata sull’amore per la natura e sul desiderio di comunicare ad altri la nostra passione.
Seneca, duemila anni fa, scrisse che «non dà gioia il possesso di alcun bene senza un amico» (nullius boni sine socio iucunda possessio est, Lettere a Lucilio, vi, 4). Questa frase, in venti secoli, non ha perso la sua validità e, a mio parere, è una buona sintesi dello spirito che dovrebbe animare i soci AIAS. Possedere decine e decine di succulente è senza dubbio una fonte di soddisfazione, ma la passione per il mondo delle piante grasse nutrita da ciascuno di noi acquista completezza solo se condivisa con altri appassionati, altrimenti è destinata a inaridirsi e ad avvizzire, esattamente come una pianta privata delle sue radici.
La condivisione può avvenire con infinite modalità: ci sono persone specializzate in un particolare genere, altre esperte di substrati o di rimedi contro i parassiti. C’è chi coltiva le succulente e chi preferisce ammirarle in natura, chi se ne occupa di mestiere e chi esercita altre professioni, chi scrive articoli e chi cura la rivista, chi organizza esposizioni e chi anima l’attività delle sezioni regionali. Ognuno, col suo patrimonio di esperienze, anche estranee al mondo botanico in senso stretto, può arricchire la vita dell’associazione, permettendo agli altri soci di conoscere meglio uno o più aspetti del vasto universo delle succulente.
Perché – si dirà – qualcuno dovrebbe ancora iscriversi a un’associazione quando può trovare su internet (quasi) tutto ciò che serve per procurarsi e coltivare le succulente? La risposta è semplice: perché un’associazione offre ciò che internet non sarà mai in grado di dare: il rapporto personale, che spesso si trasforma in amicizia, con chi condivide la nostra stessa passione. Gli articoli pubblicati su Piante Grasse, le mostre ‘succulente’ alle quali molti di noi partecipano, i nostri viaggi vicini o lontani alla ricerca di piante grasse e le stesse specie che coltiviamo sono spesso frutto di un dialogo, di uno scambio di opinioni, di esperienze e di talee con altre persone.
Per dimostrarlo basta un semplice esperimento. Guardiamo alla nostra collezione di succulente e chiediamoci: quante delle nostre piante ci sono state donate da appassionati che abbiamo conosciuto tramite l’AIAS? Quante siamo in grado di coltivarle con successo grazie ai consigli di altri amatori? Di quante abbiamo conosciuto il nome o l’origine grazie a un socio più esperto? Quello che vale per le nostre succulente, vale anche per noi. Quante persone abbiamo conosciuto grazie all’AIAS? Quante amicizie si sono formate? Quante occasioni di crescita personale ci ha regalato la vita associativa?
Ognuno può dare risposte diverse, per me è sufficiente ripensare alla giornata appena trascorsa: a Peseggia ho salutato amici che non vedevo da mesi, ho scambiato piante con persone che non avevo mai incontrato, ho ricevuto e ho dato qualche consiglio di coltivazione, ho ascoltato una bella conferenza sulla flora messicana e ho imparato che la passione per le succulente può aiutarci a superare dei momenti di grande difficoltà. Questa è l’essenza dell’AIAS: attraverso dei semplici gesti di condivisione ciascuno di noi dona e riceve piccoli momenti di gioia, che sono come i fiori delle nostre succulente, fugaci e splendidi.
Marco Cristini
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Nel primo articolo Mario Cecarini ci presenta la prima parte del genere Aloe , di seguito una parte del suo articolo:

L’origine della parola ‘aloe’ potrebbe, secondo alcuni, derivare dall’arabo col significato di amaro, secondo altri dal greco col significato di sale. Il genere fa ora parte della famiglia Aloaceae, mentre in passato era considerato come una tribù (Aloeae) della famiglia delle Liliaceae...

 

aloe 3 2018

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Nel secondo articolo  Ada Quirico ci racconta di un suo viaggio alla ricerca di Melocactus a Cuba.
Nella mia collezione di cactacee non si può certo dire che i melocactus abbiano una grande rilevanza. Ne posseggo solo uno da almeno una decina di anni che nel 2015 ha finalmente deciso di mettere il suo bravo cefalio. Da allora fiorisce abbondantemente e produce tantissimi frutti....
 melocactus 3 2018
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Nel terzo articolo Alan Butler ci scrive sulle Uncarina.

Uncarina è un genere di piccoli arbusti semi-grassi originari del Madagascar. Ci sono circa 11 specie riconosciute. Sono state introdotte in coltivazione più o meno recentemente. L’importazione di piante dal loro habitat è cominciata negli Anni Ottanta e, visto che le piante di Uncarina sono molto numerose in Madagascar, non sono ancora in pericolo. Oggi comunque le piante ottenute da seme sono molto diffuse grazie al lavoro dei vivaisti...
uncarina 3 2018::::::::::::

 

 
Nel quarto articolo Marco Cristini ci propone un particolare modo per seminare le succulente.
Perché seminare una succulenta se posso comprarla in un vivaio o crescerla da talea? Si potrebbe rispondere a questa domanda in molti modi, ma ritengo che l’argomentazione più convincente sia offerta dalla natura stessa. In habitat le succulente crescono quasi sempre da seme, perciò se vogliamo conoscere davvero le nostre piante occorre seminarle.
Esistono molte tecniche per seminare le succulente. Qui ne presento una che negli ultimi anni ho sperimentato con diverse specie di crassulacee, semplice e alla portata di tutti: basta avere qualche bottiglia di plastica, una forbice appuntita, un po’ di terra, i semi e ... tanta pazienza....
 

bottiglia 3 2018

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 Nel quinto articolo c'è una novità per la rivista "L'INTERVISTA" questa prima esperienza vede protagonista Leonardo Giammanco.
Chi nel nostro Paese ama le piccole Aizoaceae compatte – quelle per intenderci che ci ricordano, a seconda dei generi, sassi, ovetti, lingue o cuoricini ben piantati a terra – è ben difficile che non si sia già imbattuto in Leonardo Giammanco. Questo a dispetto della sua posizione - con il vivaio a cavallo fra Modica e Noto, in una Sicilia perfetta per la coltivazione, un po’ meno per favorire un flusso di visitatori - grazie alla sua volontà e alla sua energia, che lo portano costantemente a percorrere in lungo e in largo la Penisola a caccia di mercatini a tema succulento...
 Intervista a Leonardo 3 2018

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