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Piante Grasse fascicolo 2, aprile- giugno 2019 - volume 39

rivista N2 2019
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 Editoriale

Cosa porta a diventare appassionati di qualcosa? La passione è veramente una espansione della nostra forza di esistere come scriveva meravigliosamente il filosofo Spinoza nell’Olanda del 1600? È una domanda che ricorre spesso nei miei pensieri, vivendo a contatto con una nuova generazione sviluppatasi a livello tecnologico in modo esponenziale rispetto alla mia degli anni ’70.Il telefono cellulare ha dato una scossa al nostro sistema di comunicazione. Anche se la batteria durava sì e no 6 ore e il dispositivo pesava 500 grammi avevi la possibilità di essere rintracciato ovunque e di non dipendere dalle cabine telefoniche o da un bar se volevi raggiungere qualcuno mentre eri in viaggio.Nel mondo delle succulente l’evoluzione dell’associazionismo (o l’involuzione?) è stata più lenta ma inesorabilmente efficace negli effetti: non si è stati in grado di adottare nuove strategie di fronte alla “moria” dei soci che, con un mezzo formidabile come Internet, hanno messo in secondo piano il contatto umano a fronte di informazioni gratuite distribuite via rete.Quale è stato l’aiutante principale di questo declino sociale? Il TEMPO o meglio la sua mancanza. Siamo costretti a lavorare il doppio per guadagnare quanto facevamo in epoca pre Euro. Stime economiche danno all’incirca una perdita del nostro potere di acquisto del 22% post 2002.In questo contesto poco idilliaco ci siamo noi, indomiti paladini della passione per la Natura e per i suoi frutti. Noi che desideriamo incontrare i nostri amici nelle mostre di settore; noi che partecipiamo alle riunioni con umile desiderio di imparare sempre qualcosa di nuovo da un appassionato più esperto.Il mondo è diventato frenetico. Anche i forum sul web, primario esempio di aggregazione strutturata nei primi anni 2000, hanno dovuto cedere il passo agli smartphone e alle loro “instant applications”, da Facebook a WhatsApp, che ci permettono a tempo zero (ricordate? Prima mancava, ora non c’è più…) di avere la risposta a un quesito. Questo sistema funziona bene, ma, a mio parere, limita fortissimamente la formazione culturale di un individuo. Non si può ottenere tutto e subito: fatica, dedizione, sconfitte e vittorie fanno parte del nostro bagaglio di coltivatori e di uomini. Difficile spiegarlo alle persone più giovani, bombardate quotidianamente da messaggi poco edificanti, secondo i quali lo sforzo per riuscire in un’impresa è un parametro da non prendere neanche in considerazione.L’aspetto evolutivo ha toccato anche i ricercatori nel campo dello studio delle succulente, soprattutto per quello che riguarda la nomenclatura dei generi e delle specie. Cito tre pubblicazioni fondamentali per capire dove siamo arrivati:“The Cactus Family” di Edward Anderson (2001)“The New Cactus Lexicon” di David Hunt, Nigel Taylor e Graham Charles (2006)“Taxonomy of the Cactaceae” di Joël Lodé (2015).In questi ponderosi volumi, consultati da molti di coloro che mi stanno leggendo ora, c’è un po’ la storia della nomenclatura delle cactacee degli ultimi vent’anni. Siamo passati dall’organizzazione “estesa” di Anderson, utilizzata spesso tutt’oggi, a quella più “compressa” di Hunt, dove un accorpamento dei generi sulla base di caratteri esteriori o di habitat simili ha portato non poca confusione sia fra i venditori che fra gli acquirenti di piante grasse. “L’echinofossulocactus è lo stenocactus?”. “Perché il “notocactus”, maschile, è diventato “parodia” al femminile?”. Questi e tanti altri quesiti e una non volontà nel mettersi d’accordo sono stati “divorati” dall’ultimo lavoro di Lodé, dove letteralmente è stata fatta l’analisi molecolare delle nostre beneamate. Apriti cielo! Il DNA del Digitostigma caput-medusae è lo stesso dei membri del genere Astrophytum pertanto, secondo lui, è corretto chiamarlo Astrophytum caput-medusae. Capirete che molti ricercatori non concordano con queste soluzioni, ma ci saranno ampi spazi di confronto anche sulla nostra rivista se il tema sarà a voi gradito… Un’ultima constatazione: la curiosità è alla base della nostra Passione ed è indispensabile per diventare persone migliori.Ricordatelo.

Alessandro Golinelli


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Nel primo articolo Ricordiamo i 40 anni della nostra associazione.

Ed è questo che conta: che il filo che lega coloro che ci hanno preceduti e noi rimanga quello dell’entusiasmo, della ricerca, della condivisione, della disponibilità.Ed è questo che conta: che il filo che lega coloro che ci hanno preceduti e noi rimanga quello dell’entusiasmo, della ricerca, della condivisione, della disponibilità.L’avventura dell’AIAS ha avuto inizio con personaggi eccezionali e, pur con difficoltà e vicende alterne, è andata avanti nel tempo e oggi prosegue sempre grazie a personaggi altrettanto eccezionali....

 

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Nel secondo articolo  Emilio Capacci ci parla di Copiapoa.
Questo articolo ha preso spunto dal viaggio fatto in Cile nell’agosto del 2017 dalla nostra socia ed amica Gianna Benevelli. Le foto, spettacolari, sono le sue. Nel suo viaggio Gianna ha risalito il deserto di Atacama da sud verso nord. Io ho solo cercato di descrivere alcune delle specie che lei ha visto e fotografato. La mia descrizione delle specie parte, al contrario del suo viaggio, dalla cittadina di Tocopilla...
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Nel terzo articolo Franco Rosso ci parla di sistematica nel genere Echinocactus.

Non mi ritengo uno di quei divulgatori scientifici che provano una sorta di piacere malsano nel destabilizzare le certezze altrui insinuando dubbi che, a lungo andare, finiscono per sortire l’effetto di gettare un’ombra di discredito su tutto l’apparato della conoscenza, o per lo meno di relativizzarne il valore.  È per questo che provo una sorta di disagio quando mi trovo...
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Nel quarto articolo Mario Cecarini ci parla dei mostri.
Per tutta l’antichità, fino al Medioevo, le forme mostruose furono considerate emanazioni di volontà soprannaturali, anche se non sono mancati studiosi perspicaci che le ritenevano fatti naturali (Aristotele, Plinio…). I primi studi di teratologia vegetale (fitoteratologia) si fanno risalire agli anni fra il 1832 e il 1836, per opera di I.G. Saint-Hilaire, poi proseguiti da Moquin-Tandon nel suo trattato Éléments de tératologie végétale...
 

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 Nel quinto articolo Massimo Afferni ci parla di Sedum gypsicola.
Nel giugno del 2006 ho raccolto su un muro di pietre di lava a Castiglione di Sicilia un sedum dall’aspetto insolito; dopo aver studiato a lungo detto campione ho potuto constatare che esso era per la morfologia di foglie e fiori una pianta con caratteristiche in parte simili ed in parte diverse da quelle di Sedum gypsicola risultando pertanto una sua nuova sottospecie...
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Nel quinto articolo Giovanni Scalisi ci racconta delle semine di Copiapoa

I semi generalmente sono di piccole dimensioni (0,90 – 1,25 mm), neri, lucidi, ma a volte anche opachi; fanno eccezione quelli di C. solaris, che possono raggiungere i 2-3 mm. Sono racchiusi in un frutto di forma allungata, che a maturazione si apre dall’alto sollevando una specie di coperchio. I semi del genere Copiapoa non conservano a lungo la germinabilità...

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Un saluto a tutti con la foto ultima di copertina:

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