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Piante Grasse fascicolo 4, ottobre - dicembre 2020 - volume 40

 
rivista 4 2020
rivista4 2020
 
 Editoriale

Parlare della storia dell’AIAS non può essere considerato come un mero atto autoreferenziale. In uno scenario nazionale dove sia al momento della sua costituzione che nuovamente ora, dopo più di 40 anni, questa realtà costituisce l’unica organizzazione no-profit dedicata specificamente alle piante succulente e ai loro estimatori e la sua rivista, Piante Grasse, è l’unica in lingua italiana dedicata all’argomento ancora in stampa, la storia dell’AIAS coincide in larga misura con la storia della passione e del collezionismo delle piante succulente in Italia, o per lo meno ne è una parte imprescindibile.

Sono stati pubblicati libri, alcuni bilingue, che a distanza di anni costituiscono ancora dei casi unici per le loro rispettive tematiche nell’editoria italiana e dei punti di riferimento attuali nel panorama internazionale; ha organizzato congressi, mostre e conferenze in un’epoca nella quale la comunicazione avveniva solo a mezzo postale o telefonico. Ha svolto il ruolo di punto di nucleazione, con le sue sedi regionali (nove fin dal momento della sua fondazione) per centinaia (e col tempo migliaia) di appassionati, esperti, autori, escursionisti e commercianti. Tutto questo in un’epoca nella quale internet non esisteva, tanto meno i suoi social network. “Nonostante” o “proprio perché”? L’AIAS è nata nel 1979, “nonostante” l’assenza all’epoca della possibilità di intercettare online altri appassionati con i quali potersi organizzare per condividere i propri interessi, “proprio perché” vi era una difficoltà, un ostacolo oggettivo e all’apparenza insormontabile da superare, anzi più di uno. La difficoltà rendeva ancora più prezioso agli occhi dell’appassionato l’entrare in contatto con altri appassionati ed esperti, come anche la scarsità e/o la difficoltà di accedere alle informazioni che circolavano all’epoca sulle piante succulente, relegate essenzialmente nell’ambito degli orti botanici e della ricerca accademica.

Ora che la nostra voglia di conoscere è anestetizzata da un’overdose di informazioni reperibili tramite i motori di ricerca e la nostra tendenza alla condivisione patisce gli effetti della bulimia da social network, la nostra coscienza viziata e impigrita fatica sempre più a spiegarsi la ragione e il senso di un’associazione come la nostra. Ritengo quindi che ripercorrere la storia dell’AIAS e della sua rivista Piante Grasse, dalle condizioni che ne hanno motivato la costituzione ai primi anni di attività, possa essere un’azione doverosa e utile per comprendere davvero come la nostra passione, senza questo pezzo di storia, sarebbe stata in qualche modo diversa, sicuramente meno arricchente. E per molti di noi non ci sarebbe stata del tutto.

Franco Rosso


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Nel primo articolo Franco Rosso ci ricorda, con l'intervento di persone prtesenti, la nascita della nostra associazione.

Prima dell’AIAS

Prima dell’AIAS“ Quando, all’inizio degli Anni Settanta, cominciai a cercare altri appassionati di piante grasse per scambiare piante e informazioni, trovai non poche difficoltà: i commercianti che potevano offrire specie di un certo interesse per il collezionista erano pochissimi e non erano in grado di fornirmi nomi e indirizzi di altri amatori; i nomi delle poche specie in vendita erano approssimativi e poco attendibili, se non addirittura ignoti”: così Gianfranco Rovida, primo vicepresidente e socio co-fondatore dell’AIAS, ricorda gli anni precedenti all’esperienza associativa......

storia aias

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Nel secondo articolo  René Zahra ci racconta di Aloe vera che cresce a Gozo.
L’arcipelago maltese è composto da tre isole principali, Malta, Gozo e Comino, che coprono 316 km2. Queste isole sono situate a circa 80 km a sud della Sicilia, 264 km a est della Tunisia e 333 km a nord della Libia. Sono molto densamente popolate, con 1633 persone per km2. Al momento solo il 20% delle isole non è edificato, e solo una piccola porzione di questo territorio non viene utilizzata per la coltivazione. Nonostante ciò si può ancora osservare una grandissima varietà di piante selvatiche e alcune di queste si trovano solo su queste isole, come ad esempio Cheiophilus crassifolius, Hilichrysum melitensis, Euphorbia melitensis e Mattiola incana ssp. melitensis, tutte piante che possono essere considerate come succulente......
 aloe vera
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Nel terzo articolo Marco Cristini ci indirizza in alcuni siti con risorse utili per gli amanti delle succulente.

Nel corso degli ultimi decenni internet è diventata una fonte di informazioni sempre più rilevante per conoscere e studiare le succulente. Ormai esistono siti, pagine web e gruppi Facebook che si occupano di quasi ogni genere di piante, garantendo un accesso immediato, gratuito e universale a un patrimonio di dati e immagini potenzialmente infinito. I benefici che il progresso della rete ha portato con sé sono sotto gli occhi di tutti e non hanno bisogno di essere elencati, mentre i limiti di questa tumultuosa evoluzione del nostro modo di cercare informazioni possono risultare meno evidenti.....
nel web::::::::::::

 

 
Nel quarto articolo Franco Rosso ci fa conoscere Tacinga Inamoena.
Il genere Tacinga (famiglia Cactaceae, sottofamigia Opuntioideae) è stato formalizzato per la prima volta da Britton & Rose nel 1919, sul tipo di T. fualis. Le ricerche condotte da Pierre Brau, Eddie Esteves (1989-1995), Steven Duckie e Robert Wallace (2001) e Wolfgag Stuppy (2001) hanno consentito di includere nel genere il complesso del taxon precedentemente indicato come Opuntia inamoena (K. Schumann, 1890). La revisione del genere effettuata nel 2001 da Stuppy e Taylor, riportata in The Cactus Family di Anderson (pubblicato nel 2001), ha portato alla definizione di sei specie e di un ibrido interspecifico naturale.....
 

tacinga

 

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Nel quinto articolo Roberto Borromeo ci descrive come lui agisce con gli innesti.
Tendenzialmente cerco di far crescere il portainnesto, di solito Echinopsis pachanoi, l’ex Trichocereus pachanoi (lo trovo il migliore in assoluto per quanto concerne la resistenza alle basse temperature, all’umidità, allo stress da trapianto ecc.), in un vaso piuttosto piccolo, poiché ho appurato che la pianta, se l’apparato radicale ha meno spazio a disposizione, sviluppa molto di più la parte soprastante rispetto a quella sottostante......
 innesti

 

 

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