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Piante Grasse fascicolo 4, Ottobre-Dicembre 2012

Piante Grasse fascicolo 4, Ottobre-Dicembre 2012
  volume 32
Sommario
Il genere Euphorbia L.(seconda parte) di Carlo Zanovello
Svernamento di Ivana Richter
Le succulente caudiciformi spontanee in Italia di Massimo Afferni
Il genere Faucaria di Lorenzo Stocco
Le succulente di Nietzsche di Marco Cristini
Una recente storia di Cenerentola di Enrico Robba
Fotografare: nitidezza e contrasto di Alberto Manni
Esperienze di coltivazione di Mario Fasolato

 

  Carlo Zanovello
Il genere Euphorbia L.
Alcune idee sulla coltivazione

..... Premetto che i consigli forniti in questo lavoro, estremamente sintetici, non hanno la pretesa di costituire regole tassative ma soltanto delle indicazioni basate sulla mia esperienza personale, legata ad uno specifico ambiente geografico: la Pianura Padana e alla coltivazione in serra. Sono perfettamente consapevole che molti appassionati e alcuni vivaisti, che coltivano poche specie, riescono ad ottenere risultati superiori ai miei disponendo di maggior tempo del mio da dedicare alla coltivazione di pochi esemplari di queste piante (gli appassionati) od occupandosi solo di pochissime specie (i vivaisti). A questo proposito ho in mente un vivaista, molto bravo nel coltivare Euphorbia obesa e poche altre specie affini, il quale produce annualmente, non solo per il mercato interno, alcune decine di migliaia di esemplari, tutti belli, tutti uguali. .....

Euphorbia cylindrifolia

E. cylindrifolia, ciazi nella fase maschile a sinistra e femminile a destra. Foto di R. SINISCALCHI

Produrre semi
Perché produrre semi di euforbia? La cosa posta in questi termini potrà sembrare ridicola. Ma perché propagare da seme queste piante sapendo che si corre anche il rischio di produrre degli ibridi? Vi sono altri modi di propagare i vegetali e nel nostro caso spesso si ricorre alla propagazione
per talea, metodo questo che riprenderemo dopo.
La ragione più forte per riprodurre euforbie da seme è senz’altro quella che in tal modo si ottengono esemplari ben formati, con il caudice quando deve esserci e con il corpo ben distinto in tronco principale e rami.  .....
Euphorbia flanaganii2

Ivana Richter
Svernamento
Cactacee resistenti al gelo d’inverno

Io ho la mia collezione di cactacee ed agavi a circa 300 km a nord delle Alpi ad un’altitudine di oltre 400 m sul livello del mare. Nei dintorni ci sono grandi boschi di pino confinanti con i boschi dei monti della Baviera, il più grande territorio boscoso dell’Europa centrale. Il Danubio compie qui la sua svolta settentrionale, a Ratisbona riceve ancora due affluenti. Tutti questi fiumi e boschi sono la fonte in autunno di una stabile nebbia. I giorni diventano grigio scuro senza luce solare. Fino a tutto dicembre, in particolare negli ultimi anni, fa poco freddo e cade poca neve ma a gennaio e febbraio bisogna fare i conti col gelo, fino a -25°C di notte (raramente fino a -33°) e nei giorni di sole fino a -15°C (-20°C). Questo territorio, secondo la classificazione americana, corrisponde alla zona 8.
Il gelo, insieme a molta neve, può durare diverse settimane. Nel caso peggiore il gelo può arrivare anche senza neve ed esercitare un effetto più dannoso sulle piante, come è successo nel 2011.....

svernamento serra_fredda

Parte delle opunzie nella serra fredda aperta (senza una porta). Foto E.RICHTER
 
..... dunque un riposo invernale asciutto per le cactacee è sempre raccomandabile. Le cactacee provenienti da Usa, Canada e Patagonia non le ripongo in inverno nella cantina asciutta a circa +5°, esse rimangono fuori sotto diverse coperture. Opuntie, escobarie ed echinocereus resistenti al gelo rimangono tutto l’anno nello stesso posto lungo i muri a sud.
Come parapioggia d’inverno ho sperimentato diverse tettoie inclinate o ribaltabili (verso l’alto d’estate, verso il basso d’inverno), ho posto le piante all’esterno anche sotto grandi tavoli o sotto finestre di vetro o policarbonato disposte inclinate e puntellate lungo il muro della casa. Sono importanti degli spazi vuoti sopra e tra le piante per far circolare l’aria, infatti, sotto i ripari, potrebbero scottarsi nei giorni di sole e “bagnarsi nella nebbia” in un giorno fosco. Tolgo la copertura da marzo fino ad ottobre, .....

Navajoa peeblessiana

Navajoa peeblessiana ssp. fickeisenii. Il suo habitat è a Cane Beds, Arizona.Foto E. RICHTER

 
Massimo Afferni
Caudiciformi succulente
spontanee in Italia
 .....Per quanto concerne poi Hylotelephium telephium ssp. maximum il suo caudex ha la particolarità di essere costituito da un grappolo di tuberi (di solito tre/quattro) simili nell’aspetto a quelli della barbabietola da zucchero anche se di forma più fusiforme. Anch’essi sono ipogei e quando la pianta, dopo aver fiorito, secca di solito rimane a livello
del suolo un tronchetto del fusto, attaccato ai tuberi, di qualche millimetro sul quale, nella primavera successiva, si formano (Afferni, 2006) delle caratteristiche gemme che somigliano vagamente a piccole piante di avonia, ‘basi’ dello sviluppo dei nuovi fusti della pianta....

Hylotelephium telephium_ssp_maximum

 Caudex di Hylotelephium telephium ssp. maximum. Foto M. AFFERNI