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Piante Grasse fascicolo 2, Aprile-Giugno 2013

Piante Grasse fascicolo 2, Aprile-Giugno 2013
  volume 33
Sommario

Il genere Copiapoa di Giancarlo Sleiter

Opuntia ficus-indica L. Mill
Un enigma botanico di Flavio Tarquini

Cortecce e fusti succulenti di A. Trevisan & M. Miglioli

Una strana malattia di Lorenzo Stocco

Riposo e risveglio di Mario Fasolato

Notizie dall’Associazione

Fotografare: profondità di campo di Alberto Manni

Esperienze di coltivazione di Mario Fasolato

 
Giancarlo Sleiter
Il genere Copiapoa
Quebrada Cachina Copiapoa columna-alba
C. cinerea var. columna-alba nella Quebrada de la Cachina, con la parte rivolta a sud ricoperta di licheni di colore rosso e giallo e sono piegate verso il nord alla ricerca della massima luminosità (siamo nell’emisfero australe).  Foto A. DELLADDIO.

 

... L’habitat delle Copiapoa è caratterizzato da precipitazioni scarse ed irregolari, da occasionali temporali e da frequentissime nebbie (camanchaca) causate dall’evaporazione delle acque della corrente fredda di Humboldt quando vengono a contatto con la terra calda della costa. Queste nebbie salgono lungo i versanti delle colline costiere e si insinuano nelle valli trasversali raggiungendo una quota massima di circa 1000 m. La vita in questa regione è interamente dipendente da queste nebbie che, laddove sono più frequenti ed intense, permettono anche la crescita di foreste costituite da essenze non xerofile.
Un evento raro e imprevedibile che si verifica in quella zona e che influisce in modo drammatico sull’ammontare delle precipitazioni è quello noto con la denominazione di El Niño. Per motivi ignoti talvolta accade che le acque fredde della corrente di Humboldt si allontanino dalla costa, provocando così un innalzamento della temperature delle acque dell’oceano in prossimità di essa; questo fa’ sì che l’evaporazione aumenti in modo considerevole, permettendo la formazione di nubi e di pioggia, grazie alla quale si può assistere al rarissimo spettacolo del deserto fiorito. A Taltal, una cittadina rinomata fra i cactofili per essere patria di C. cinerea, di solito non piove ma negli anni di El Niño si possono registrare ben 60 mm di pioggia caduti in soli uno o due giorni.
L’intensità delle nebbie (assenti a nord di Tocopilla) aumenta da nord verso sud e dipende anche dalla particolare topografia delle diverse zone con la conseguenza che la distribuzione delle Copiapoa (la cui capacità di sopravvivenza è legata all’umidità portata dalle nebbie) non è continua. Nonostante che l’habitat delle Copiapoa si trovi all’interno della
fascia subtropicale, se si escludono le annate di El Niño, a causa della vicinanza dell’oceano percorso dalla corrente fredda di Humboldt, le temperature estive massime dell’aria non raggiungono i 25 °C e le minime invernali raramente scendono sotto i +5 °C. ...

 

Copiapoa cinerascens

 Copiapoa cinerascens. Parco Pan De Azucar, reg. Atacama, mt. 60 s.l.m..
Foto M. MIGLIOLI/A. TREVISAN

 

Flavio Tarquini
Opuntia ficus-indica (L.) Mill
Un enigma botanico

 

... la scelta dell’epiteto ficus-indica fu dovuta probabilmente al suo volersi riferire al fico d’India descritto già nei tempi antichi da Plinio, Dioscoride e Teofrasto. L’epiteto opuntia fu adottato da Linneo con l’intento di riferirsi all’omonima regione di provenienza di questa pianta, ove sorgeva l’antica città di Opunte, derivante il nome dall’eroe eponimo Opùs, figlio di Locro (da cui trasse il nome la regione della Locride) e Protogenia, a sua volta figlia di Deucalione e Pirra.
La combinazione Opuntia ficus-indica attualmente in uso si deve al botanico scozzese Philip Miller, il quale, rifacendosi a Linneo e, tramite questi, alla plurimillenaria tradizione botanica, condivise, se pur indirettamente, l’identificazione della specie in questione con la pianta descritta dagli antichi.

 

Tre ipotesi per sciogliere un enigma
E allora sorge il dilemma: come poterono Plinio il Vecchio e gli altri antichi botanici conoscere e descrivere una specie americana quindici secoli prima del viaggio di Colombo? Quattro ipotesi possono aiutare a trovare qualche risposta plausibile a tale arduo ed intrigante quesito. ...

Opuntia ficus-indica

 

Il fico d’India conquista il mondo
Qualunque ne sia l’origine, pare accertato che le prime coltivazioni “moderne” di fico d’India in territorio extra-americano siano state realizzate alle Canarie e in Spagna, e, successivamente, siano state create piantagioni in Sicilia, Italia meridionale e Africa Settentrionale. In tempi ancor più recenti, il fico d’India è stato introdotto anche in Africa Meridionale, Australia ed Asia. A partire da tali coltivazioni, il fico d’India ha avuto modo di diffondersi largamente grazie agli animali che, cibandosi dei gustosi frutti, portano i semi ovunque e soprattutto grazie all’elevata capacità di questa specie di generare nuove piante dai cladodi caduti in terra.
In Italia e negli altri paesi affacciati sul Mediterraneo, questa specie è diffusamente presente allo stato spontaneo e forma popolamenti stabili, indipendenti dall’apporto, volontario o accidentale, di nuovi propaguli (semi e frammenti di fusti) da parte dell’uomo. Tale comportamento invasivo produce danni di vario tipo alle cenosi vegetali (occupazione spaziale a danno di specie autoctone), alla biodiversità (diminuzione del numero di specie per unità di superficie) e alle attività economiche (il pascolo è fortemente ostacolato dalle piante che formano barriere impenetrabili agli ovini e ai bovini, i quali possono avere problemi anche in seguito all’ingestione dei giovani germogli contenenti acidi organici ad azione fortemente purgativa). ...

 

 

 

A. Trevisan & M. Miglioli
Cortecce e Fusti succulenti 

Aeonium appendiculatum 

Aeonium appendiculatum: isole Canarie, la Gomera.

 

 ... Siamo rimasti impressionati e
colpiti dalla bellezza che offrono
i fusti che, oltre che essere
spesso colorati, sembrano certe
volte appartenere ad un mondo
diverso.
La natura si esprime con una
immensa ricchezza di dettagli, ma
quante persone si soffermano ad
apprezzare ciò che l’occhio talvolta
non coglie? ...