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Piante Grasse fascicolo 2, Aprile - Giugno 2017 - volume 37

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Copertina 2 2017
Copiapoa haseltoniana ex gigantea
13 km Nord Taltal - Foto: George Marchand

Sommario

- Editoriale
- Realizzazione di un sogno - I Ferocactus della Baja California  Terza e ultima parte
Francesco Soldi
- L’orto botanico di Torino
Marco Cristini
- Copiapoa ad Atacama
Mario Cecarini
- Euphorbia bourgaeana J. Gay ex Boiss.
et alii alle Canarie
Massimo Afferni
- Chiaccherata sull’innesto
Francesco Bertolino
 
 Il nostro saluto

Care socie e cari soci, quando leggerete questo saluto la Direzione Nazionale che guida l’AIAS sarà composta da soci che sostituiranno gli attuali presidente, vice presidente e segretario.
È la conseguenza anche dell’applicazione della norma statutaria sulle incompatibilità di mandato voluta fortemente da tutta la dirigenza per consentire il salutare ricambio degli amministratori.
Non è questo l’editoriale per tracciare un consuntivo dell’attività e dello stato di salute dell’Associazione; ciò è demandato al Congresso che, oltre a eleggere i nuovi organismi, deve analizzare il cosiddetto “stato dell’arte” e indicare gli indirizzi generali dell’AIAS.
Entrando nel cuore dell’editoriale non vi posso nascondere la difficoltà che ho nello scrivere, penso una frase o anche una sola parola e, spesso, la matita si blocca a mezz’aria come se mi dicesse “Pensa bene a quello che scrivi. È il tuo commiato a tanti soci, non sprecare l’occasione".
Scrivo e cancello, sono poche le parole che si salvano, ma le frasi rimangono in bilico, quasi incompiute, fino a quando non risolvo un problema che non sapevo che esistesse: l’AIAS è un’associazione non è una persona. Bella scoperta direte ma i miei ragionamenti erano indirizzati verso una persona se pur formata da tante persone con la quale parlare e della quale scrivere.
Appena uscito dalla personificazione mi sono anche liberato dal senso di abbandono che prende quando ci si separa da qualcuno a cui si è legati dall’affetto e sono tornato un socio normale che non si sentirà abbandonato ma, anzi, non abbandonerà questa comunità con la quale ha trascorso tanti anni condividendo una passione così particolare e con la quale ha cercato di contribuire a difendere il preziosissimo bene della biodiversità.
Ora la matita si è liberata e vorrebbe costringermi a raccontare le emozioni provate come quella per la riuscita di una semina difficile o per una fioritura inaspettata ma termino qui il saluto a tutti voi ringraziandovi dell’opportunità che mi avete concesso di vivere una bella e lunga esperienza al vostro servizio.
Un saluto alla nuova dirigenza alla quale spetta un compito arduo: mantenere e cercare di accrescere i soci, solo attraverso la partecipazione, specialmente a livello dei territori, si fortifica l’associazione e con essa si esalta la passione per le piante e la natura.
Infine permettetemi di ringraziare con forza e affetto Mario Fasolato; senza il suo lavoro costante e leale l’AIAS probabilmente non avrebbe superato indenne alcune fasi complicate.
Alberto Manni

Dopo un lungo periodo di impegno nella Direzione Nazionale è giunto anche per me il momento di lasciare, questo non vuol dire un disimpegno ma l’intenzione di continuare a partecipare attivamente come socio alla vita dell’associazione. Alberto ha espresso bene alcuni sentimenti che rispecchiano anche i miei, porgo alla nuova dirigenza gli auguri per un proficuo lavoro e un saluto affettuoso a tutti voi socie e soci.
Mario Fasolato
 
Francesco Soldi
Realizzazione di un sogno
I Ferocactus della Baja California
Terza ed ultima parte         Foto dell’autore
Ferocactus crysacanthus ssp grandiflorus
Ferocactus crysacanthus ssp. grandiflorus
 
Dopo una ventina di chilometri di marcia, poco distante dalla carreggiata, il mio sguardo di pilota cercatore sembra scorgere qualcosa di interessante... subito la macchina si arresta! Effettivamente a pochi metri di distanza vi sono due belle piante di F. chrysacanthus ssp. grandiflorus alte una quindicina di centimetri circa. Va ricordato che questo Ferocactus è ancora spesso visto nelle collezioni col nome provvisorio di “x grandiflorus” oppure etichettato come F. fordii var grandiflorus. In effetti la relativa vicinanza sia con il F. chrysacanthus che con F. fordii lasciano qualche dubbio a quale delle due specie sia esso più legato. Personalmente, vista la dimensione che può raggiungere (un metro d’altezza) ed il colore dei fiori rosso-arancione, trovo giusta la sua attuale collocazione come sottospecie del F. chrysacanthus.
...
Dopo una quarantina di minuti raggiungiamo la prima delle isolette del gruppo Smith, la piccola Isla Llave Cerraca. Attraccata l’imbarcazione un breve sentiero ci porta verso la sommità dell’isola, dove ci attendono un buon numero di F. gracilis ssp. gatesii, alcuni alti circa 1 m, molti altri più piccoli, ma tutti ben visibili grazie ad una vegetazione praticamente assente formata solo da radi ciuffi d’erba bassa...
Ferocactus gracilis ssp gatesi
Ferocactus gracilis ssp. gatesi
 
Marco Cristini
L’Orto Botanico di Torino
Foto dell’autore
La serra del Sudafrica
La serra del Sudafrica
 
Spiccano subito Crassula lactea e Adromischus cooperi, affiancati da numerose aloe, ma non si può passare sotto silenzio la presenza di un esemplare di Tylecodon wallichii, una succulenta che mi è capitato di vedere assai raramente e mai in condizioni di salute tanto buone. Uno degli aspetti a mio giudizio più positivi dell’Orto Botanico di Torino è proprio l’attenzione dedicata al benessere e all’identificazione delle piante. Infatti ho notato solo in un’occasione una succulenta infestata dalle cocciniglie e gli esemplari morti o sofferenti sono una rarità. Le piante esposte sono di grandi dimensioni, vigorose e spesso con diverse infiorescenze. I curatori dell’orto, poi, hanno cercato, laddove possibile, di creare condizioni ambientali simili a quelle della regione di provenienza delle singole specie, ponendo così il visitatore di fronte a esemplari inseriti nel loro contesto naturale. Inoltre le etichette coi nomi, almeno per quanto riguarda le Crassulaceae, la famiglia che conosco meglio, sono generalmente corrette, cosa per nulla scontata altrove.
Infiorescenza di Kalanchoe thyrsiflora
Infiorescenza di Kalanchoe thyrsiflora
 
Mario Cecarini
Copiapoa ad Atacama
foto di Georges Marchand (salvo diversamente indicato)
Copiapoa albispina nord Taltal
Copiapoa albispina, nord Taltal
 
Le specie a fusto duro, come C. cinerea, C. echinoides, C. fiedleriana, C. longistaminea, C. taltalensis, C. solaris e altre, possono formare cespi del diametro di alcuni metri. Nei periodi di siccità il loro fusto si riduce di diametro, anche se in misura minore rispetto alle specie a fusto morbido. Le radici sono
fascicolate, di tipo fibroso, in modo che l’acqua anziché essere immagazzinata nel fittone, che queste specie non hanno, venga conservata nel fusto. Tali radici hanno uno sviluppo superficiale rispetto al terreno e possono estendersi anche per diversi metri dalla pianta, così da poter assorbire l’acqua di condensa delle nebbie persistenti. A volte le radici si spingono fin sotto le rocce e in luoghi impervi alla ricerca della preziosa umidità.
Le copiapoa, come molte altre succulente, seguono il processo fotosintetico del metabolismo acido delle Crassulacee (ciclo C.A.M.)1.
Occasionalmente, a seguito delle alluvioni che si verificano con El Niño2, il deserto, col risveglio di bulbi e rizomi, si veste di rosa-lilla per la fioritura della malva. A loro volta, le copiapoa a corpo duro possono presentare il fusto spaccato, a differenza di quelle a corpo morbido con le quali il fenomeno non si verifica, a causa di una maggiore elasticità dell’epidermide.
Copiapoa solaris Botija
Copiapoa solaris, Botija
 
Massimo Afferni
Euphorbia bourgaeana J. Gay ex Boiss. et alii alle Canarie
Dove non indicato le foto sono dell’autore
Euphorbia bourgeana Barranco de Badajoz
Foto 2 - Euphorbia bourgaeana, Barranco de Badajoz - Foto R. Mangani
 
Nonostante la mia forte determinazione di arrivare a vedere e fotografare Euphorbia bourgaeana ad un certo punto mi sono dovuto fermare perché non ce la facevo più ad andare avanti ed ho aspettato Ricardo e Roberto nella speranza che essi riuscissero a trovarne qualche pianta e fotografarla. Invece anche loro si sono dovuti arrendere per l’impraticabilità del barranco, riuscendo però a vedere su di una parete verticale a parecchie decine di metri (con un binocolo) una bella pianta di Euphorbia bourgaeana in piena fioritura. Mi sono sentito come uno di quegli alpinisti che sono giunti a qualche decina di metri dalla vetta della montagna senza però essere riusciti a raggiungerla!
Essi poi si sono recati di nuovo in quel luogo alcuni giorni dopo, quando io ero già tornato in Italia, riuscendo finalmente, su di un versante verticale, aggrappandosi agli arbusti, a raggiungere alcune piante e fotografarle mandandomi poi copia delle immagini (Foto 2).
Euphorbia bravoana
Foto 6 - Euphorbia bravoana in fioritura, Centro de Visitantes a Juego de Bolas, La Gomera.
 
Francesco Bertolino
Chiacchierata
sull’innesto
Foto e piante dell’autore
 Innesto terminato di Blossfeldia Fechseri
Innesto terminato di Blossfeldia fechseri
Le regole canoniche per effettuare un buon innesto con alte probabilità di riuscita prevedono che, sia la porzione di pianta che deve essere innestata (marza) sia il portainnesto, abbiano ottime condizioni di salute e siano nel periodo vegetativo.
Personalmente mi avvalgo dell’innesto prevalentemente per salvare piante o semenzali in condizioni molto precarie. Anche il periodo di intervento, non potendo essere programmato, raramente coincide con il periodo di maggior vitalità sia della marza, il più delle volte agonizzante, sia del portainnesti (idratazione inadeguata). Il secondo motivo di innesto è crescere semenzali o piante con mutazioni genetiche, crestate o mostruose, che normalmente non riescono a sopravvivere altrimenti.
Per essere pronto in qualunque momento ce ne sia bisogno, coltivo, parallelamente alle normali succulente, alcuni soggetti di Pereskiopsis, Myrtillocactus (di dimensioni non eccessive), Echinopsis, Harrisia jusbertii, Opuntia, che sono i classici portainnesti per cactacee, nella speranza di soddisfare le necessità improvvise.
ariocarpus intermedius crestato
Ariocarpus intermedius crestato 
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