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La spina nel fianco I

 

 LA SPINA NEL FIANCO. I

 Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie
in questa conversazione tra due cactofili immaginari, parlano degli aspetti tassonomici degli ultimi 40 anni, ne viene fatta una rassegna critica.
 
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Neolloydia conoidea è veramente costituita da una sola specie o al massimo due come ci raccontano i tassonomi anglosassoni?
Foto eseguita da Paolo Gardini

Tanto più è indispensabile nel periodo attuale rendersi ben conto della necessaria interdipendenza tra
Scienza e Filosofia e della superabilità di qualunque
posizione filosofica........
Bruno DE FINETTI, L'invenzione della verità, Trieste 1934.
  • Mia cara MARIA, io accetto che tu ti riferisca alle tue amate piante con nomignoli e vezzeggiativi ma non puoi aspettarti che io capisca qual è la pianta che ti si sta ingiallendo e ti preoccupa, se tu continui a chiamarla “fagottina mia”. Potrei meglio consigliarti una cura appropriata se tu almeno mi sapessi  indicare a quale famiglia o genere botanico essa appartenga. E ti prego, non chiedermi di venire a farti visita, attualmente mi trovo troppo lontano!
  • – Ho capito, è una vecchia questione tra noi, pretendi che io impari a memoria dei nomi impronunciabili e, sul più bello, quando li ho imparati, voi sapientoni me li cambiate un'altra volta, dicendomi che quelli che il giorno prima andavano bene oggi sono sbagliati.
  • – Vedi, amica mia, anche tu hai non poche ragioni! Solitamente un cambiamento tassonomico e nomenclaturale è sostenuto da argomentazioni poggiate su nuovi dati osservativi o quantomeno su un nuovo sistema i cui criteri sono esplicitati dagli autori del cambiamento, ma purtroppo non sempre è così.
  • – Ecco LUCIO, incominci con i paroloni ed io fatico a seguirti!
  • – Cerco di spiegarmi con un esempio. Ricorderai che Turbinicarpus jauernigii venne descritto da FRANK con il rango specifico e poco dopo ZANOVELLO & BATTAIA lo ricombinarono in Turbinicarpus lophophoroïdes ssp. jauernigii trattandolo come una sottospecie. In quel caso essi addussero, per giustificare la ricombinazione (il cambiamento di nome e di status), la motivazione che jauernigii condivideva, nello sviluppo da plantula ad esemplare adulto, la morfologia del corpo, della radice (e fin qui niente di eccezionale) ma anche delle areole e delle spine con quella di T. lophophoroïdes e aveva una distribuzione geografica prossima ad esso. Si privilegiavano così, nella ricombinazione, alcune affinità che affermavano: le due entità condividono un antenato in comune non troppo diverso da loro due e non troppo lontano nel tempo. Successivamente (alcuni anni dopo), ricorderai ancora, DONATI concluse, nell'ambito di una revisione del genere Turbinicarpus, che fu poi adottata da DONATI & ZANOVELLO nel loro libro su Rapicatus e Turbinicarpus, che, pur essendo le due entità molto affini, era eccessivo trattarle come conspecifiche e anche in quel caso si produssero esplicitamente le ragioni di tale scelta. Una ricombinazione frettolosa la prima, ma con il pregio indiscusso di attirare l'attenzione sulle “fasi giovanili” che attualmente sono sempre più considerate come importanti anche all'estero e poi la restituzione di T. jauernigii al livello tassonomico di specie. Come vedi, il cambiamento di rango ha richiesto prima una combinazione trinomia che, infine, è tornata binomia. Talvolta il binomio deve mutare per ragioni non strettamente botaniche ma legate invece al Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica (ICBN) e quindi, tutto sommato, per ragioni poco interessanti, noiose ma certamente utili e io su questo aspetto non voglio tediarti.
  • – Però riconosci che anch'io ho non poche ragioni ..............
  • – Certo. Vedi la sistematica botanica come tutte le scienze è una struttura che cresce e si riorganizza continuamente proprio come capita ad un insetto, che da bruco mangia e cresce e così cambia, anche quando questo non appare e poi va incontro a cambiamenti più vistosi passando per vari stadi fino ad insetto adulto. Solo che nella scienza non è mai accaduto che si sia giunti alla configurazione “adulta”. La ricerca produce sempre nuove conoscenze che non solo si accumulano ma periodicamente richiedono profonde riorganizzazioni del sapere (la Fisica ne fornisce splendidi esempi). Ma tornando alla tassonomia, in alcuni casi accade che determinate scelte risultino feconde e convincenti nell'ambito in cui sono state attuate e allora è grande la tentazione di estenderne l'applicazione in maniera “ideologica” e quindi poco scientifica. Accade così che si facciano non solo ricombinazioni inutili ma anche revisioni superficiali di generi e, poco per volta, di ampie porzioni di una famiglia e questo per adeguare la nomenclatura all'ideologia, col tipico meccanismo di porre il carro davanti ai buoi e su questo sicuramente tornerò a parlarti.

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Un grosso esemplare di Turbinicarpus jauernigii
a Las Palomas, S. L. Potosí.


  • – Eh no! Prima butti il sasso nello stagno e poi pensi di lasciarmi così senza spiegare niente? Almeno forniscimi un esempio che chiarisca meglio cosa intendi per tassonomia ideologica!
  • – Ebbene, benché mi faccia piacere vederti e sentirti ti ricordo che ora siamo al telefono e perciò cerco di sintetizzare al massimo il mio pensiero.

Vi è stato un tempo in cui all'interno della famiglia Cactaceae si creavano nuovi generi con disinvoltura, fondando queste segregazioni su caratteri spesso deboli e usando anche criteri eterogenei. Ma quanto erano deboli o quanto devono essere forti i caratteri differenziali che consentono di erigere un nuovo genere? Capisci bene che non è facile, in seno ad una famiglia botanica così vasta, formulare dei criteri omogenei e condivisi. E così va a finire che anche oggi le valutazioni sono estremamente soggettive. Io credo che, attualmente, discutere del livello tassonomico di genere equivalga a mettere spontaneamente le dita in una tagliola e per questo mi trovo più a mio agio nel discutere del concetto di specie. Non che io stia dicendo che il concetto di specie biologica sia risolto, privo di controversie e di molti problemi aperti. Te ne renderai conto un'altra volta, quando avremo maggior agio di ragionare. Ma torniamo ora a questa nostra famiglia delle cactacee. Verso la metà degli anni Sessanta del secolo scorso i vessilliferi della cactologia erano soprattutto tedeschi e la sintesi della famiglia era racchiusa nell'importante opera “Die Cactaceae” di C. BACKEBERG. Ben presto ci si rese conto che talvolta l'esistenza di alcuni generi era scarsamente giustificata e altrettanto per alcune specie e divenne di moda (una specie di tiro al bersaglio) dileggiare la visione eminentemente 'splitter' (termine inglese per dire di chi preferisce una tassonomia finemente suddivisa). Si pervenne infine alla nascita di una Organizzazione Internazionale per lo Studio delle Succulente (IOS) che si proponeva di semplificare la nomenclatura (in particolare delle Cactaceae) rendendola più stabile. E capisci bene che già l'incontrarsi con questi fini costituisce una operazione ideologica. In realtà io condivido moltissime delle scelte proposte da aderenti all'IOS per le Cactaceae e considero questi botanici sicuramente i più preparati, per formazione e spesso per professione (molti sono biologi specializzati nelle varie discipline e ovviamente alcuni nella botanica). Ma il fatto di mettersi a tavolino “per semplificare e rendere più stabile” proprio non mi va giù! Non lo deglutisco! Si disse, a sostegno dell'operazione, che la famiglia aveva una struttura deforme per la combinazione sinergica di due effetti: la presenza massiccia di appassionati collezionisti e di un vivaismo invadente, abbinamento che aveva prodotto il proliferare di generi, specie e varietà. Nessuno può negare che le due cose abbiano avuto un qualche effetto sulla creazione di alcuni nuovi generi e di nuove specie, ma quanto è stato importante questo effetto? Per pura curiosità mi sono chiesto: come vanno le cose nelle altre famiglie botaniche? Vi sono moltissimi appassionati e moltissimi vivaisti interessati al mondo delle orchidee e forse è per questo che la proliferazione di generi e specie nonché dei livelli tassonomici inferiori è ancora più massiccia che nelle cactacee ma forse è la natura di questa famiglia a determinare questa canea di nomi. Anche tra gli orchidofili vi è un ampio dibattito tra “splitters” e “lumpers” (coloro che tendono a raggruppare sotto un unico genere o un’unica specie più entità possibile) e altrettanto si potrebbe dire dei micologi ma in nessun caso ho sentito della nascita di una organizzazione egemonizzata dai “lumpers”. Forse BACKEBERG e compagnia avevano davvero esagerato!


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 A sinistra una giovane pianta di Turbinicarpus lophophoroides nella fase di sviluppo in cui somiglia molto a T.jauernigii, sud di Las Tablas, S. L. Potosí.

A destra un grosso esemplare di T. lophophoroides a nord di Las Tablas, S. L. Potosí.


  • – Da quanto sento direi proprio di sì! Mi hai convinta, i divisionisti (va bene se li chiamo così?) devono aver fatto un bel pandemonio!
  • – Curiosità per curiosità, ho sfogliato qualche libro e sono andato a esaminare il rapporto R specie su generi per alcune famiglie botaniche prese in ordine alfabetico. Eccoti il risultato: Agavaceae R=36; Anacardiaceae R=7,8; Apocynaceae R=8,3; Asteraceae R=22,7; Bignoniaceae R=7,0; Bombacaceae R= 9,0;  Bromeliaceae R= 57; Cactaceae (secondo BACKEBERG) R= 9,4. E qui mi sono fermato. Perché? Perché ho scoperto una cosa curiosa, ben tre famiglie Agavaceae, Asteraceae, e  Bromeliaceae hanno un valore del rapporto (specie su generi) nettamente più alto di quello della famiglia Cactaceae, pur essendo per diverse ragioni, presumibilmente, soggette alla stessa pressione amatoriale e vivaistica. Ma non solo; ben quattro famiglie avevano il valore di R nettamente inferiore (tanti generi rispetto alle specie) a quello delle cactacee pur apparendo, a lume di naso, molto meno appetibili per il collezionismo. E allora mi sono chiesto anche: perché il genere Euphorbia, uno tra i più amati dagli appassionati di succulente e dai vivaisti non è stato suddiviso in molti generi pur contando numerosissime specie?
  • – Vuoi vedere, carissimo, che qualcuno ha giocato sporco per prevalere?
  • – Questo, MARIA, mi pare eccessivo, almeno in generale, ma prossimamente ti sottoporrò degli esempi nei quali le apparenze sembreranno darti ragione.

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 Fam. Agavaceae: Agave macroculmis, Real de Catorce,
S. L. Potosí.

 

 

 

 

 

 

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 Fam. Anacardiaceae: Pachycormus dìscolor,
Baja California centrale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Fam. Asteraceae: Senecio praecox, nord di
Huahuapán de León, Oaxaca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fam. Bromellaceae: non è una vera succulenta questa
bella Hechtia sp.

 

 

 

 

 

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Quante specie non ancora riconosciute si nascondono dietro i binomi linneani correntemente accettati?

Foto eseguita da Paolo Gardini