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La spina nel fianco II

 

LA SPINA NEL FIANCO. II
 

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie

 

Non riteniamo esista un gruppo di uomini sufficientemente adeguato o saggio da poter agire senza essere oggetto di scrutinio o di critica. Riteniamo che l'unico modo di evitare l'errore sia di scorgerlo, l'unico modo per scorgerlo sia la libertà di inchiesta.
J. Robert Oppenheimer

 Euphorbia mosaica

Un piccolo anche se non giovane esemplare di Euphorbia mosaica

  • – Hai visto carissima? La tua 'fagottina' non era un cactus, benché avesse le spine come mi avevi detto. Si trattava di una euforbia (genere Euphorbia) che purtroppo è morta. A prima vista si trattava di una rara E. mosaica, di cui, a questo punto, resta solo un guscio quasi vuoto e brunastro. Forse in questo caso la conoscenza del nome non sarebbe servita a salvare la tua piccola pianta, troppo minuscola, ingiallita e quindi con il marciume già diffuso, ma in una situazione diversa avrei potuto suggerirti un qualche intervento utile a salvarne almeno una parte.
  • – Ma perché non torniamo all'argomento che tanto ti sta a cuore? Se non sbaglio, la volta scorsa mi avevi promesso degli esempi chiarificatori in merito alla tassonomia dei cactus.
  • – Per la verità, MARIA, ti avevo preannunciato degli esempi in cui le apparenze sembrano dire: per raggiungere un determinato scopo si sono fatte delle forzature, che si rivelano essere scientificamente scorrette. Ma come vedrai, la cautela non è mai troppa.
  • – Ecco! Non hai il coraggio delle tue opinioni e perciò non sai andare fino in fondo!
  • – Mi dispiace che tu pensi questo, dovresti conoscermi abbastanza! In ogni caso, quando parlo di cautela, intendo dire che vi sono ambiti scientifici e situazioni ove non è semplice discernere ed è invece molto facile travisare, per cui occorre, nella discussione, tenere conto di molte cose, alcune delle quali possono anche sembrare lontane dal nodo che si intende sciogliere. In particolare, per discutere dell'uso del concetto di specie in botanica, occorre esaminare che cosa intendono anche gli altri biologi quando parlano di specie.

haworthia maughanii

Qui sopra haworthia truncata ssp. maughanii e sotto Haworthia mutica

haworthia mutica

  • – Ovviamente, caro LUCIO, intenderanno che un cane e un gatto e un cavallo appartengono a specie diverse e che per questo non si possono incrociare, cioè non possono avere figli ibridi a loro volta fertili.
  • – Non è sempre così semplice! Si può trovare una valanga di eccezioni ed è per questo che ancora non esiste una definizione di specie soddisfacente e cioè esente da problemi. Pensa che si usa il binomio linneano anche per i fossili, ove evidentemente non è pensabile una prova di ibridazione; servirebbe una macchina del tempo oppure riportare, in qualche modo, in vita quegli esseri.
  • – Per favore lasciamo perdere le situazioni limite!
  • – Ti ho già detto, cara MARIA, che le eccezioni sono una valanga! Quello che tu prima hai cercato di dire è quella che viene indicata come definizione biologica di specie, che ridotta all'osso recita: insieme di individui che si incrociano tra loro e non con altri. Bene, questa versione molto sintetica consente di vedere facilmente alcuni limiti di tale impostazione. Ad esempio, com’è possibile, in questi termini, parlare di specie per i batteri che notoriamente si riproducono per divisione?
  • – Eh! mi pare, LUCIO, che tu stia usando la lanterna di Diogene per cercare cavilli. I batteri, addirittura!
  • – Non solo, non solo! Vi sono molti altri organismi che adottano solo la riproduzione asessuata. I rotiferi Bdelloidea ........
  • – I rotichecosa?
  • – I rotiferi Bdelloidea sono un vasto gruppo di piccoli esseri che annovera centinaia di specie tutte a riproduzione asessuata e per i quali quindi la definizione citata sarebbe inutilizzabile.
  • – Sempre microrganismi!
  • – Sono piccoli organismi mia cara ma si sa già da parecchio tempo che si tratta di esseri pluricellulari. Ma se la loro piccolezza ti crea problemi, sappi che vi sono anche parecchi altri esseri con lo stesso meccanismo riproduttivo, persino, per esempio, tra i coleotteri e non è tutto!
  • – Ma allora questa definizione cosiddetta biologica è del tutto inutile!
  • – Non esattamente! Ho portato questi esempi per mostrare che una siffatta visuale incontra non pochi problemi. Tuttavia, per un'ampia parte del mondo zoologico sembra funzionare abbastanza bene, anche se occorrerà precisare nella definizione quello che si intende con 'e non con altri'.
  • – Ma non eravamo partiti, LUCIO mio, a discutere di piante? Mi pare che siamo andati un bel po' fuori tema!
  • – Ci stavo arrivando! Se applicassimo pari pari la definizione di specie biologica riportata prima e senza ulteriori precisazioni, in botanica (e non solo) accadrebbe un cataclisma in cui vedremmo sparire talmente tante specie universalmente accettate che si andrebbe ben al di là del sogno del più sfrenato 'unificatorista' (ti piace?) o dell'incubo più nero dei tuoi divisionisti. Forse, dell'intero genere Haworthia non resterebbe che una sola specie e casi come questo consigliano per il mondo vegetale (e non solo) un atteggiamento meno rigido in cui si valutino altre cose tra cui anche l'aspetto morfologico.
  • – E per le cactacee che cosa mi dici?
  • – Ad esempio, Ariocarpus retusus si ibrida in coltivazione molto facilmente con Ariocarpus bravoanus ssp. hintonii e gli ibridi si possono incrociare a loro volta tra di loro dando discendenti abbastanza sani. Da ciò si potrebbe trarre la conclusione, affrettata, che le due entità appartengano ad una sola specie, presente in natura sotto forma di differenti sottospecie e, come minimo, ciò causerebbe la necessità di nuove combinazioni. Così A. retusus, già gonfio di altre presenze, avrebbe nuovi adepti. Tuttavia, un’accurata visita agli ambienti ove vive hintonii mostra che sulla stessa collina (ondulazione) si può incontrare, talvolta a meno di cento metri di distanza, anche A. retusus e, cosa importante, nessun ibrido! Che cosa significa questo? Poiché non si conoscono ibridi naturali tra le due entità (se ve ne sono, devono essere rari e quindi ininfluenti), vi deve essere evidentemente un meccanismo di isolamento [questo potrebbe essere, per esempio, o uno sfalsamento nel periodo della fioritura (in coltivazione hintonii tende a fiorire prima di retusus) oppure l’azione di un impollinatore che riconosce solo il colore magenta di hintonii e non il bianco leggermente rosato di retusus] e perciò noi siamo autorizzati a considerarle appartenenti a due specie distinte.

 

ariocarpus retusus

Ariocarpus retusus (sopra) convive con A. fissuratus ssp. hintonii (sotto) senza dare ibridi in natura

ariocarpus fissuratus ssp. hintonii

 

  • – Mi stai confondendo!
  • – Intendo dire, MARIA, che, se la definizione biologica di specie è una buona base di partenza, l'applicarla banalmente può generare problemi. Per questo, oltre alla potenziale incrociabilità prima menzionata e che deve essere vista come condizione necessaria (ma non sufficiente), si affiancano altri criteri, pur’essi necessari, come l'appartenenza alla stessa nicchia ecologica o alla stessa zona adattiva, la presenza di uno specifico sistema di fecondazione o di uno specifico meccanismo di riconoscimento del potenziale partner, il formare un ammasso (cluster) fenotipico  e altro ancora.
  • – Aiutami, LUCIO, per favore, con un esempio!
  • – Per gli Ariocarpus appena considerati, il meccanismo di ricerca e di riconoscimento del partner è demandato all'impollinatore che, in natura, opera una scelta per conto terzi, la quale, di fatto, molto probabilmente, impedisce l'incrocio tra le due entità. Tra gli animali, poi, vi sono degli esempi molto belli. I due uccelli Sturnella neglecta e S. magna si distinguono, letteralmente, solo per il canto e nel caso simile di due cavallette europee Chorthippus biguttulus e C. brunneus,  morfologicamente indistinguibili anche dai più esperti, solo il richiamo consente il riconoscimento e impedisce così l'incrocio tra specie diverse. Pensa che in condizioni sperimentali si è riusciti a ingannare una femmina di una specie che ha accettato un maschio dell'altra, semplicemente mediante la riproduzione artificiale del giusto richiamo e il risultato è stata una progenie ibrida, sana e feconda! Quanto all'ammasso fenotipico, si intende semplicemente, nell'esempio degli Ariocarpus, che i caratteri delle due specie formano due ammassi ben separati (non vi è cioè ‘intergradazione’). In realtà, quello che voglio mostrarti (e per questo ti ho parlato del concetto di specie) è che gli ‘unificatoristi’, in qualche caso, sono andati ben al di là del criterio di specie biologica, mettendo assieme, per la sola somiglianza morfologica, entità che nemmeno si incrociano!

 

ibrido retusus x fissuratus ssp. hintonii

Un ibrido, facile da ottenere in coltivazione tra A. retusus e A. fissuratus ssp. hintonii

 

  • – LUCIO! Questo mi pare proprio incredibile!
  • – Evidentemente i ‘lumpers’, va bene, va bene, gli ‘unificatoristi’ non sono tutti uguali e tutti ugualmente colpevoli! Ma ascolta e ti renderai conto che non esagero! Voglio anzi mostrarti che la foga di far sparire specie per ridurle a sottospecie, in sinonimia di altre o a varietà (un po' fuori moda quest'ultima categoria tassonomica tra gli ‘unificatoristi’) doveva, in qualche caso, passare anche per la sistematica denigrazione del punto di vista e del metodo avversi.