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La spina nel fianco IV (Epithelantha)

 


La spina nel fianco. IV
Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie

 È impossibile prevedere con esattezza quel che accadrà, ma è fin troppo facile ipotizzare la fine delle civiltà come la conosciamo, il territorio disseminato di carcasse di inutili gipponi e SUV arrugginiti.
Il mondo in riserva
David Goodstein, prorettore del California Institute of Technology
 

 - Sai, caro, alla luce di quello che mi hai detto la volta scorsa, mi sono andata a rivedere le foto che ho fatto parecchi anni fa in Messico. Bene, Lucio, mi aspettavo di distinguere facilmente le differenti entità e di poter assegnare un nome alle piante che avevo incontrato e invece no! Una popolazione si colloca morfologicamente tra greggii e polycephala, un’altra tra micromeris e unguispina, un’altra ancora è costituita da esemplari che sembrano una bokei molto grossa ma il fiore e i giovani esemplari mostrano che non lo è. Come stanno le cose?

Epithelantha bokei

 

 

 

Epithelantha bokei, una specie oramai accettata da tutti, qui ripresa nel Cuatrocienegas, Coahuila.

 

 

 

- Nei tuoi incontri Maria, sei stata un poco sfortunata, non sempre accade di trovare tutte queste ambiguità in natura ma la tua esperienza prova che ciò è possibile. D’altronde, se io vedessi tutto chiaro, una “sistematina” al genere l’avrei già data e, invece, ora che sono vecchio, ragioni di carattere materiale e morale mi impediscono di tornare in natura per nuove e risolutive osservazioni! Comunque, gli esempi che hai appena fatto sono, io credo, di due tipi diversi.
I casi greggii/polycephala e micromeris/unguispina rientrano nel primo tipo: forse basterà controllare la reciproca compatibilità genetica, osservare gli stadi giovanili delle piante di queste popolazioni ambigue e la microstruttura delle spine prima di esprimere un giudizio ma è probabile che a quel punto si possa decidere per greggii o polycephala in un caso e tra micromeris o unguispina nell’altro e allora le differenze sarebbero solo variabilità all’interno della specie. Se, invece, si rivelassero geneticamente isolate si dovrebbe concludere che si tratta di specie differenti. Il caso della popolazione che ricorda la bokei, a quanto mi dici, ove già si sa che fiori, fase giovanile e taglia degli esemplari adulti sono ben caratterizzati e diversi da quanto conosciuto in precedenza, consente di intuire che si tratta di una nuova specie anche se non ancora ufficializzata da una descrizione. Io aggiungo, poi, alle tue osservazioni la costanza dei caratteri in più di una popolazione (alcune anche parecchio lontane tra loro) e la particolarissima micromorfologia delle spine. E a questo punto non si può negare l’evidenza di una nuova specie, senza bisogno di sottoporre alcunché a controllo di interfecondità con le altre entità del genere. Infatti, ti ricordo, cara Maria, che questa è solo una condizione necessaria e non sufficiente per la conspecificità.

- Che bello! Mi dici che i nomi nuovi che compaiono nei cataloghi del vivaismo corrispondono a specie nuove!

Epithelantha sp

 

 

Epithelantha sp., una strana forma molto irsuta, non ben definita dal punto di vista sistematico.

 

 

 

- Non sempre! Ricorda quello che ti ho detto poco fa!

- Mi sembri troppo timoroso, hai paura delle obiezioni, come quella che ti è stata rivolta sulle specie ad anello e ti confesso che proprio non ho capito!

Ad est della Sierra Madre Oriental una Epithelantha che assomiglia alla bokei ma non è!

 

 

 

 

Ad est della Sierra Madre Oriental una Epithe­lantha che assomiglia alla bokei ma non è!

 

 

 

- Questo è un argomento interessante anche se, te ne renderai conto, non sufficiente ad incrinare la mia affermazione relativa all’entità simile alla bokei e comunque con onere di prova a carico di chi la vuol mettere in dubbio (questo dipende sempre dalla condizione di interfecondità necessaria e non sufficiente per la conspecificità).

- Allora, Lucio?

- Devi sapere che vi sono due popolazioni di piccole salamandre dell’ovest degli Stati Uniti, che sono chiamate Ensatina eschscholzi ed E. klàuberi, le quali presentano individui di una popolazione che non si incrociano con l’altra e quindi ci si potrebbe sentire sicuri di avere due specie distinte. In realtà, ognuna delle due è in contatto genetico (interfecondità) con due popolazioni, una ciascuna, più settentrionali delle prime. A loro volta, queste nuove sono interfeconde con due altre e così via, fino a chiudere la catena di popolazioni interfeconde consentendo la trasmissione di materiale genetico dalla prima Ensatina eschscholzi alla seconda E. klàuberi! Ecco che quello che a prima vista pareva un problema risolto mostra invece un’inattesa difficoltà. A questo punto saranno il divisionista o l’unificatorista ad accapigliarsi vanamente perché, in verità, la natura aborre gli schemi umani. E pensa che tutte le popolazioni di Ensatina coinvolte nella catena presentano differenze cromatiche notevoli nella loro livrea.

- È questo l’unico caso conosciuto?

- Te ne ricordo uno simile che riguarda i gabbiani. Il gabbiano reale nordico Larus argentatus assieme a Larus fuscus convivono in Inghilterra senza mescolarsi ma attraverso una catena di popolazioni circumpolari l’uno si trasforma nell’altro!

- E quindi, Lucio?

- Quindi non ho motivo di impensierirmi per la mia tesi! È chi vuole riunire diverse specie in una che ha il (non facile) compito di provare, per lo meno, che le diverse entità del genere Epithelantha sono interfeconde attraverso un anello di popolazioni simile a quelli degli esempi precedenti, se vuole riaprire la questione. Ma credo che questo risulti impossibile anche per la particolare distribuzione geografica delle popolazioni delle diverse specie che è tutt’altro che a catena o ad anello. Pensa che E. bokei  attraversa tutto l’areale del genere da nord a sud (negli USA la più settentrionale e, presso Matehuala, nel S. L. Potosí, la più meridionale nota) mentre E. greggii attraversa il medesimo areale da est ad ovest con caratteri abbastanza costanti e ben distinguibili dalle altre forme.

Epithelantha densispina

 

 

 

 

Epithelantha densispina, forse soltanto una forma di greggii, alle pendici della Sierra Paila.

 

 

 

 

- E gli altri abusi?

- C’è solo l’imbarazzo della scelta! Ogni volta che si sono poste in sinonimia o ridotto a varietà o sottospecie entità prima esistenti a livello specifico senza controllare la interfecondità o confidando che tra le cactacee questa è quasi sempre garantita, si è commesso un abuso e un potenziale errore!

- Concretamente, Lucio?

- Cara Maria, sono andato a cercare quei casi ove, per ragioni magari diverse, risulta difficile fare un test sull’interfecondità. Per esempio tra i Melocactus vi è una difficoltà simile a quelle per il genere Epithelantha. I fiori infatti sono piccoli, prodotti in profusione e una volta secchi praticamente scompaiono nel cefalio, l’organo che protegge fiori e frutti in maturazione. Inoltre, vi è un’altro aspetto molto interessante, che vale almeno per tutte le specie che io conosco: le piante mature regolarmente si autofecondano, per cui la fecondazione incrociata presumo sia, all’interno di una popolazione, più l’eccezione che la regola. Bene, alcuni anni or sono Taylor [‘The genus Melocactus (Cactaceae) in Central and South America’, Bradleya 9: 80 (1991)] nell’ambito di uno studio interessante, concluse introducendo molte sottospecie e molti sinonimi cassando molte specie o varietà in precedenza accettate e questo ragionando solo su caratteri morfologici!

- Ma anche i divisionisti usano generalmente solo la morfologia!

Epithelantha greggii

 

 

 

 

Tra le arenarie del sud Coahuila Epithelantha greggii, una entità sistematica ancora discussa.

 

 

 

 

- Ma loro sono nel lecito! Devi capire che vi è una asimmetria logica nelle due posizioni, proprio in virtù del fatto che nella definizione di specie vi sono soltanto condizioni necessarie!

- Mi sai fare un esempio per questi Melocactus?

- Sì, la prossima volta non solo avrai l’esempio, ma avremo anche l’occasione di ragionare sull’autofertilità.

 

 Le foto in habitat delle Epithelantha sono di Paolo cardini.