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La spina nel fianco V (lophophora)

Davide Donati & Carlo Zanovello
La spina nel fianco. V

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie

' L'avventura da lontano cara amica è sempre un'avventura, da vicino è atroce sonnambulismo'
Louis Ferdinand Celine, Copenhagen 15 Settembre 1945
Les lettres a Marie Canavaggia

 

lophophora williamsii
 

 

 

Lophophora williamsii, nei pressi di Ramos Arizpe in Coahuila.

 

 

 

- Cara MARIA, mi ero preparato per una chiacchierata sul genere Melocactus, come ti avevo preannunciato, quando sono venuto a conoscenza di una proposta, pubblicata da Gordon ROWLEY, sulla rivista inglese Cactus World e sostenuta con una lettera autografa del medesimo autore, indirizzata ad uno dei nostri autori (ZANOVELLO). Per cogliere al volo la propizia occasione ofTertami di trattare la proposta del ROWLEY, sono costretto a posticipare la discussione sui Melocactus.


- Scusa, Lucio, ma chi è questo G. ROWLEY, così importante da rivoluzionare il calendario delle nostre conversazioni?


- ROWLEY, mi stupisco che tu non lo conosca, MARIA, è stato, mi pare, botanico presso l'Università di Reading, in Inghilterra ed è tra gli appassionati di tutto il mondo una personalità molto nota e molto amata; pensa che anche tra gli italiani (amatori di vecchia data, quale io mi considero) è stimato moltissimo e molto considerato, quasi come il compianto Prof. G LODI. La sua opera nell'arco di alcuni decenni ha illuminato gli appassionati di succulente di tutto il mondo con una divulgazione scientifica precisa ed elegante.


- Bene! E che cosa dice nella lettera e nell 'articolo?


- L'articolo e la lettera sostengono la medesima tesi che, se possibile, estremizza ancor di più le già forzate posizioni dei "lumpers" o meglio degli unificatoristi. In particolare, il ROWLEY sostiene, nell'articolo "Lophophora-specìes and cultivars", che i divisionisti farebbero meglio, se desiderano salvare la maggior parte degli epiteti attribuiti nel tempo a piante del genere Lophophora a trattare questi nomi come cultivar anziché pretendere di usarli a livello di specie o di varietà 'lasciando (nella lettera) ai botanici professionisti il compito di fare tassonomia!


- Lucio, nella mia ingenuità, questa mi pare una buona soluzione!


- MARIA, ti prego! Non farmi perdere la calma! Vedi, implicitamente ROWLEY sta dicendo che, le molte (forse troppe, lo concedo) specie descritte appartenenti a questo genere, si possono considerare al massimo degli ecotipi o (esplicitamente) soltanto delle cultivar, cioè delle forme di coltivazione, al più di interesse amatoriale, certamente non delle specie botaniche distinte! Per convincere i lettori della fondatezza della sua idea presenta molte foto di piante in coltivazione senza indicare da quale habitat provengano e queste sapientemente mescolate per generare l'idea che esiste una sola specie molto variabile, sia nel colore del fiore sia in tutti gli altri aspetti morfologici e aggiunge alla confezione una considerazione: non sono alcune trascurabili differenze nel contenuto di alcaloidi o una diversa localizzazione geografica quelle che consentono di ritenere che vi siano due specie distinte. In realtà, la maggioranza degli addetti ai lavori propende ancora per le due specie Lophophora diffusa e L. williamsii anziché per una soltanto ma la presa di posizione di ROWLEY forse farà cadere anche questa ultima diga degli splitters, ammesso che ancora esistano divisionisti!

lophophora diffusa

 

 

 

 

 

Lophophora diffusa, nei pressi di Vizarrón in Querétaro.

 

 

 

- Tu, Lucio, non sembri molto d'accordo con tutto questo.


- Vedi, MARIA, io mi picco ancora di essere un unificatorista ma solo nei casi in cui questa scelta è possibile. Il nostro GORDON dice 'non sono fattori geografici e chimici che si debbano usare per fare tassonomia'; io dico, invece, che la tassonomia a livello di specie basata sui soli caratteri morfologici (morfospecie) è una tassonomia predarwiniana. Ma non voglio cadere nell'astratto e perciò torniamo alle Lophophora. Lophophora diffusa vive nella sacca arida del Querétaro nota come Malatierra e lì vive isolata dal resto dell'areale di diffusione del genere da circa tre milioni di anni, quando le attività eruttive plioceniche hanno tagliato la comunicazione genetica con le popolazioni più settentrionali. La medesima sorte è toccata ai Turbinicarpus che vivono in Querétaro e Hidalgo e che per tale isolamento hanno subito una tale divergenza evolutiva al punto che un botanico russo (DOWELD) ha pensato, in base a sole osservazioni carpologiche, di creare per essi due nuovi generi: Bravocactus e Kadenicarpus. Queste osservazioni, con altre relative al DNA di queste entità, sono state ben poste in risalto da DONATI e ZANOVELLO nel loro libro 'Conoscere Capire Coltivare Rapicactus e Turbinicarpus' pur non avendo essi accettato la necessità di questi nuovi generi in attesa di ulteriori elementi. Devi anche scusarmi, cara MARIA, perché sono ormai vecchio e distratto e così ti dico le cose un po' alla rinfusa ma ricordo ora di aver visto un cladogramma2 risultante da analisi molecolari e relativo ad un gran numero di cactus; ebbene, la cosa per me interessante è che Lophophora williamsìi risulta più vicina ad Obregonia denegrii dal punto di vista della genetica molecolare di quanto non sia con Lophophora diffusa e questo fatto pare in perfetto accordo con quanto desunto dalla geologia. Forse, però, considerazioni geologiche ed evolutive sono anch'esse trascurabili per la tassonomia! E magari la genetica stessa è soltanto un'opinione! Ora, la Lophophora della Malatierra è distinguibile dalle altre Lophophora a colpo d'occhio per diversi aspetti che sono resi evidenti nel libro di E. F. ANDERSON 'Peyote, thè Divine Cactus' e che si aggiungono alle differenze chimiche e, come puoi ormai immaginare, essa risulta non incrociabile con le piante dell'areale più a nord.


- Lucio, tu non hai alcuna Lophophora! Che affermazioni stai facendo?


-È vero, non ho alcuna specie di questo genere perché in Italia la legge vieta la coltivazione, la detenzione e il commercio di piante di Lophophora williamsii e delle sostanze alcaloidi contenute ed io, che sono iperprudente, preferisco non coltivare nemmeno tutte le altre specie del genere (non vorrei che i funzionari statali avessero la visione tassonomica degli unificatoristi). Tuttavia dissento dalla formulazione della legge perché credo che chi cerca emozioni pericolose abbia a disposizione ben altro e inoltre non penso che siano spacciatori coloro che vendono una pianta a 50 centesimi di euro! Almeno al cinema e sui quotidiani mi hanno abituato a pensare così! Amici miei che risiedono all'estero, dove vigono leggi meno miopi e fiscali, coltivano tutte le Lophophora che io non posso avere e hanno provato ripetutamente a ibridare la diffusa con la williamsii senza risultato alcuno e questo con più esemplari e di diversa provenienza! O meglio, ottenendo talvolta, non ibridi, ma figlie identiche alla madre senza alcun carattere che mostri intergradazione con la pianta che ha fornito il polline, questo a significare che in qualche caso la madre è autofertile e si autofeconda, tutto qui!

lophophora koehresii


 

 

 

 

Lophophora koehresii, nella pianura di Las Tablas in S. L. Potosi.

 

 

 

 

-Non si potrebbero eliminare gli stami per evitare l'autofecondazione e ogni dubbio?


-Certamente, MARIA, ma io non posso chiedere ai miei amici di fare per me queste onerose osservazioni (ovviamente non basta un caso osservato in cui non compaiono ibridi) e inoltre è onere di chi vuole sinonimizzare provare, al di la di ogni dubbio, che si tratta di entità compatibili riproduttivamente. In altri termini, il Row-LEY prima di azzardarsi a parlare di una sola specie avrebbe dovuto provare che le popolazioni meridionali in Querétaro sono compatibili con le settentrionali, cosa del tutto improbabile per specie che sono rimaste isolate da così lungo tempo.


- E le entità che si trovano dal San Luìs Potosi a nord fino nel Texas sono tutte appartenenti ad
una sola specie?


- Cara, MARIA, non ti so rispondere con sicurezza perché mi mancano dati certi ma non sono sicuro che tutto possa essere ricondotto a Lophophora williamsii. Infatti, quello che in coltivazione può apparire come una variazione sul tema, in natura si presenta come popolazioni omogenee di un'area le quali si separano morfologicamente bene da quelle di un'altra area. Ad esempio, le piante di Huizache (S. L. Potasi) e dintorni sono molto diverse da quelle della Laguna di Las Tablas (S. L. Potasi), descritte come var. koehresii e ancora molto diverse da quelle che vivono vicino a San Pedro de Las Colonias (Coahuila) indicate comefricii e questo per più caratteri morfologici.

lophophora fricii

 

 

 

Un bell'esemplare di Lophophora fricii ripresa nei pressi di S. Pedro de Las Colonias, Coahuila

 

 

 

 

- Per esempio?

 


- Le piante di Huizache accestiscono molto, formando gruppi di centinaia di teste e presentano la nuova vegetazione con una caratteristica stella di colore più scuro nell'epidermide e il fiore di queste varia da bianco a rosato a rosso senza mai essere giallo come in diffusa. Le piante di Las Tablas sono sempre di taglia molto inferiore e raramente presentano uno o due rami laterali e il piccolo fiore generalmente presenta un colore rosa-bruno chiaro. Le piante di S.Pedro, solitàrie, corto cilindriche raggiungono taglie molto maggiori delle altre e anch'esse per il tipo di costolatura negli esemplari adulti si distinguono a vista e il fiore infine è sempre di colore rossastro intenso.


- Ma allora abbiamo altre tre specie?


- Come ti ho detto, a me mancano dati osservativi in natura e sperimentazioni in coltivazione per poter affermare ancora qualcosa. Per esempio, nella Sierra Paila vive una Lophophora che mi pare la williamsii tipica ma in qualche località in pianura o sulle prime pendici della Sierra si può vedere una forma molto simile a quella di S. Pedro (dipende da differenze pedologiche, ecologiche, altitudinali o altro?). Mi piacerebbe sapere se queste due forme sono semplici ecotipi oppure se esse sono isolate geneticamente, fatto che rafforzerebbe l'idea che la L. fricii sia una buona specie. E in questo caso spetterebbe al ROWLEY dimostrare che un'altra popolazione vicina si incrocia bene con entrambe le due forme della Sierra Paila, proponendo così il caso di una specie ad anello! E solo a questo punto potrebbe dire che la sua posizione ha pari dignità di quella che vede più specie distinte. Infatti, ti ricordo che l'incrociabilità (con prole vigorosa e interfertile) è solo una condizione necessaria ma non sufficiente per la conspecificità.


- Lucio, e la proposta quindi di usare i nomi di cultivar?


- Ah, Ah, Ah.

Lophophora di Entronque Huizache


La Lophophora di Entronque Huizache, che nei leggeri declivi con suolo profondo forma sempre grandi cespi di teste (S. L. Potosi).