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La spina nel fianco VI (melocactus)

Davide Donati & Carlo Zanovello

La spina nel fianco. VI

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie

... Di procedere oltre m'impedisce l'angustia del tempo;.........
Sidereus Nuncius, G Galilei

- MARIA, ti sarai accorta oramai che i margini di libertà e opinabilità delle posizioni espresse intorno alla tassonomia per il livello specifico sono ben diversi e più stretti di quelli a livello generico. Credo che molta tassonomia negli ultimi anni sia vissuta della illusione che valorizzare le differenze oppure le affinità fosse una questione di scelta anche per specie e sottospecie o varietà. Come vedi le cose non stanno così e forse te ne sarai convinta. Ma voglio aggiungere qualche altro esempio per maggiore chiarezza sia tra le cactacee sia tra le altre succulente nelle prossime occasioni di incontro. Oggi tratterò dei Melocactits nei lavori di R. TAYLOR.


- Caro Lucio, penso che criticare l'operato di GLASS & POSTER, due amatori di lusso, sia ben diverso che attaccare i lavori di TAYLOR, botanico professionista.

 
- MARIA, non mi propongo di cambiare le conclusioni raggiunte da TAYLOR (e poi te ne darò le ragioni) ma mi accontenterò di far vedere che le sue opinioni per dar luogo a variazioni di nomenclatura avrebbero avuto bisogno di più solidi argomenti sperimentali. Inoltre, la volta scorsa ho implicitamente detto che il principio d'autorità (o di ruolo) è cosa medioevale e quindi non accetto Yipse dixit. Io non conosco tutte le piante di cui TAYLOR discetta ma coltivo due dei Melocactus, di cui egli ha cambiato il rango, riducendo in sinonimia di M. curvispinus l'entità che prima era nota come M. ruestii [inclusa l'entità nota come M. oaxacensis (Br.&R.) Backbg. o come M. mesta K. Schumann subsp. oaxacensis (Br.&R.) Elizondo] e riducendo a sottospecie di curvispinus M. dawsonii. Il primo dei due Melocactus è originario di Chiapas e Oaxaca mentre il secondo proviene da Jalisco e sono quindi entrambi messicani. Indubbiamentele due entità sono affini tra loro e anche con M. curvispinus ma quanto? La loro parentela appare sia nella morfologia delle spine sia in quella dei frutti e anche del cefalio, ma è corretto considerarle conspecifìche? Gli habitat sono lontani anche se ecologicamente somiglianti, le piante hanno portamento simile: da globulare a brevicilindrico, ma mentre il colore dell'epidermide di M. ruestii è verde scuro, quello di M. dawsonii è di colore verde chiaro e analoga differenza di colore si riscontra con costanza sia nelle spine (bruno rossastro contro bianco giallastro) sia nel frutto (rosso scuro contro bianco rosa). Noto per inciso una differenza nei frutti che raggiungono la lunghezza di 3,5 centimetri in M. dawsonii e sono quindi nettamente più lunghi dei 2-3 centimetri di M. ruestii. I semi sono neri nel caso di M. ruestii, più chiari nel caso di M. dawsonii ma sono molto diversi per dimensioni: i primi sono lunghi un millimetro, il doppio i secondi. Cosa concluderesti a questo punto?

Un giovane esemplare di Melocactus oaxacensis nel sud di Oaxaca

 

 

 

 

Un giovane esemplare di Melocactus oaxac­ensis nel sud di Oaxaca.

 

 

 

 

 

- Mi pare, Lucio che vi sia spazio per entrambi i punti di vista: due specie buone oppure solo M. curvìspinus come sostiene TAYLOR.

 


- Questo sarebbe vero se fosse provata la compatibilita genetica tra le popolazioni coinvolte, ma finora, MARIA, non mi risulta che qualcuno abbia prodotto prove di questa compatibilita. Ancora una volta si è fatta una revisione (tutto il lavoro è sviluppato sugli stessi principi) senza sufficienti elementi di prova. Ma c'è di più: l'autofertilità di queste piante comporta una tendenza all'isolamento anche dal punto di vista sessuale e per questo accade talvolta che quella che pare una buona specie botanica, alla prova dei necessari criteri che definiscono una specie (ti ricordo quanto abbiamo visto nella nostra seconda conversazione), risulta essere formata da diverse specie con la stessa morfologia (o molto simile) ma tra loro ormai incompatibili (criptospecie). In altri termini, il processo evolutivo le ha ormai segregate! Ad esempio, recentemente, un gruppo di biologi del Museo di Storia Naturale di Oslo, indagando sulla bio-divesrsità circumpolare ha scoperto che quella che appariva essere una buona specie botanica Draba fladnizensis è in realtà costituita da più specie biologiche criptiche distinte e quindi tra loro geneticamente incompatibili. E notevole anche la rapidità con cui si sono prodotte queste diversità, forse soltanto nell'ultimo milione di anni durante il Pleistocene.


- Interessante, Lucio; queste novità cambiano molto la prospettiva!

Una pianta di M. oaxacensis con un giovane

 

 

 

 

 

Una pianta di M. oaxacensis con un giovane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Certamente; vedo, MARIA, che ne hai afferrato la portata. Inoltre, tieni conto che i nostri Melocactus paiono diversi anche ad un cieco purché li abbia in mano! Non sono proprio criptici (nascosti) sono soltanto un poco somiglianti! Ma pensa, sempre in Messico esiste, sul versante atlantico anziché sul versante pacifico come i due precedenti Melocactus, M. delessertianus che per TAYLOR ha subito la stessa sorte di M. rucstii e cioè è stato posto in sinonimia con M. curvispinus ma che, in aggiunta alla 'barriera' dell'autofertilità, è anche isolato geograficamente dalle altre due entità addirittura da catene montuose e altipiani aridi! Se si trattasse di specie ad anello questo si dovrebbe chiudere più a sud con un lungo percorso tutto da dimostrare e ribadisco, a questo punto, che il mio obiettivo non è quello di giungere al riconoscimento di specie distinte ma quello di provare la scorrettezza metodologica di TAYLOR nei suoi lavori.

L'apice con cefalio e frutti di Melocactus oaxacensis

 

 

 

 

 

L'apice con cefalio e frutti di Melocactus oaxacensis. cefalio ancora poco sviluppato.

 

 

 


 

 

- Sai, Lucio, mi viene in mente una cosa, alla luce di quanto mi hai raccontato, credo sarebbe interessante indagare, nell 'ambito della specie E. micromeris, intesa in senso stretto, se tutte le popolazioni sono tra loro interfeconde oppure se vi è isolamento genetico. Perché, vedi, tra le mie piante di E. micromeris osservo delle costanti differenze nella morfologia del corpo della pianta, nella densità delle spine e nelle dimensioni e colore del fiore, che pur essendo minori, potrebbero indicare che le piante aventi origine in diverse località stiano ormai, come Draba fladnizensis, evolvendosi separatamente.

 


- Concordo con te, MARIA; la cosa sarebbe molto interessante ma io non ho né la forza né i mezzi economici per condurre il giuoco. Questo è terreno per i botanici professionisti seri!
 
- Lucio! Sai, non avrei mai detto che la sistematica delle Cactacee mi potesse interessare tanto! Devo dire che un argomento in apparenza arido come questo inaspettatamente mi incuriosisce e mi stimola molto!

 
- Non vorrei, MARIA, che per causa mia ti fossi fatta l'opinione che solo le Cactacee siano state vittime di un certo modo di fare degli unificatoristi. In realtà, gli amici delle persone che abbiamo finora ricordato (si tratta di un circolo molto esclusivo in cui tutti si conoscono tra loro) hanno messo mano con uguale solerzia anche alle altre succulente. La prossima volta toccherò questo tasto.

Un vecchio esemplare di Melocactus dawsonii con i suoi pallidi frutti

 Un vecchio esemplare di Melocactus dawsonii con i suoi pallidi frutti