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La spina nel fianco VII (avonia, dorstenia)

Davide Donati & Carlo Zanovello

La spina nel fianco. VII

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie 

‘I sistemi di classificazione tradizionali, ancora in uso presso popoli indigeni come i San, designano piante e animali in base alle loro caratteristiche osservabili. Ma spesso anche metodi più sofisticati, come la tassonomia di Linneo, operano categorizzazioni simili.
Carl Zimmer,  Le Scienze, Agosto 2008

Dorstenia foetidadorstenia foetida

– Bene Lucio, sono pronta ad ascoltare. Quali tra le succulente hanno subito l’azione degli unificatoristi?
– Purtroppo, Maria, non sono in grado di darti una risposta esauriente. Ignoro, io credo, la maggior parte di questi lavori così come ignoro la maggioranza dei lavori sulle cactacee. Quindi, come ti sei accontentata di quello che ti ho detto sul genere Epithelantha o su Lophophora e Melocactus, pur avendo tralasciato generi come Mammillaria oppure Opuntia e chissà quanto d’altro, così ti accontenterai di poche cose soltanto anche per le altre succulente. O meglio, se vorrai e io ne sarei felice, potresti tu o qualche tuo amico proseguire in questa indagine.
– Ho capito, cominci ad essere stanco e vuoi scaricare su di me l’onere del seguito di questa chiacchierata.
– Maria, io penso che più teste, se si confrontano, pensano meglio di una o due soltanto e credo che qualcun’altro ormai si sia già messo al lavoro!
– Veniamo, Lucio, alle altre succulente. Con che cosa iniziamo?
– Visto che il tema ricorrente nelle ultime puntate è l’autofertilità, argomento che sappiamo essere promettente, io mi chiedo, nelle revisioni dei generi Anacàmpseros e Avonia, entrambi appartenenti alla famiglia Portulacaceae, si sono cercate, prima delle riduzioni a sottospecie o in sinonimia, eventuali compatibilità riproduttive? Si sono osservati ibridi in natura o in coltivazione?
– Lucio, la tua domanda ricorrente mi fa’ ricordare di aver già discusso con altri, proprio recentemente, di questo tema e l’obiezione più forte al tuo punto di vista e che sembra ridare spazio alla dialettica divisionisti/unificatoristi era che nel processo evolutivo è abbastanza normale che si accumulino, specialmente nei casi di autofertilità, incompatibilità genetiche tra popolazioni diverse fino a giungere al completo isolamento genetico, con il risultato di avere, in una fase iniziale, ancora la stessa pianta ad un primo colpo d’occhio. Dal punto di vista biologico più specie criptiche, quindi, o una sola morfospecie tradizionale. Come vedi le due tesi, la divisionista e la unificatorista, appaiono entrambe sostenibili.
– Cara Maria, sono d’accordo con i concetti che tu hai appena espresso e che mettono in rilievo, ancora una volta, la difficoltà di incasellare la natura e l’importanza enorme dell’idea evolutiva per comprendere la realtà biologica, ma mi pare che tutto quanto io ti ho proposto fin ora e quanto ti sto per presentare non rientri nel caso delle morfospecie/criptospecie visto che in tutti i casi esistevano descrizioni delle diverse specie prima della loro riduzione in sinonimia o a rango di sottospecie. Erano cioè state riconosciute, in precedenza, alcune differenze morfologiche che erano state considerate sufficienti per una nuova descrizione! Ora, capisci bene che, una volta descritta una entità, bisogna provare un punto di vista diverso per mutarne la tassonomia e questo non è stato fatto. Ad esempio, vi è una entità, Anacampseros buderiana var. multiramosa che è stata trattata da Gerbaulet come sinonimo di Avonia papyracea ssp. namaënsis mentre Rowley preferisce trattare questa entità quale sinonimo di Avonia albissima e in entrambi i casi l’attenzione viene posta nei caratteri morfologici trascurando completamente quelli genetici (bada che anche per me si tratta di una Avonia). Invece, prima sarebbe logico controllare le compatibilità riproduttive con le altre entità in osservazione e poi eventualmente discutere delle parentele tassonomiche. Ancora una volta viene posto il carro davanti ai buoi, facendo forse scomparire così una buona specie, la quale ha il solo difetto di somigliare ad altre entità (ma di questo passo resterebbero ben poche specie accettate ché sempre vi è qualche somiglianza di una con un’altra). La nozione di somiglianza ha a che fare più con la magia che con la scienza. E che dire di  Avonia alstonii ridotta a sottospecie di A. quinaria dal Rowley? Chi osserva superficialmente le due entità è tentato di riconoscere come unica differenza morfologica il colore e la dimensione del fiore ma una più attenta ricognizione mostra, oltre alle somiglianze, anche un differente modo di strutturarsi dei rami.

avonia papyracea

 

 

 

 

Avonia papyracea dai rami con diametro ben superiore di Avonia buderiana v. multiramosa

 

 

 

– Caro Lucio, ti voglio fermare subito. In questo caso esistono degli ibridi naturali i quali sono stati osservati da Derek Tribble!
– Conosco la notizia anche se non ho mai visto queste piante. Bisognerebbe vedere, in ogni caso, le distribuzioni geografiche delle, a questo punto, tre entità e capire se si tratta di ibridi presenti nelle zone di contatto tra alstonii e quina-ria, ammesso che questo avvenga, o se si tratta di popolazioni ben disgiunte e in tal caso vedere in coltivazione l’effettiva possibilità che le entità in questione diano luogo alla formazione di ibridi. In caso negativo i cambiamenti tassonomici risulterebbero inconsistenti. Per farla breve, quindi, la situazione non è ancora chiarita ma intanto si fanno le pubblicazioni!
– Comincio a vederci chiaro! Per un trentennio si sono fatte ricombinazioni gratuite, senza fare cioè prima i necessari controlli!
– Certo, in molti casi e per restare tra le Portulacacee, simili ragionamenti potrebbero essere fatti per Anacampseros lanceolata e A. nebrownii, ove questa seconda è stata ridotta a sottospecie della prima e ancora allo stesso modo per Anacampseros subnuda e A. lubbersii, per non parlare del genere Sempervivum, in particolare tectorum, dove sono state sinonimizzate da t’Hart in Eggli e da Eggli entità  (arvernense ed italicum) distanti centinaia di chilometri ma geograficamente intervallate da più di una sottospecie diversa, trascurando completamente corologia, micromorfologia, ecc.  Ma per concludere preferisco toccare un altro genere e un’altra famiglia botanica. Sicuramente conosci le Moraceae perché a questa famiglia appartiene il gelso (genere Morus) e forse conosci anche il genere Dorstenia, che appartiene alla medesima famiglia.

dorstenia
 

 

 

Dorstenia sp. si notino nel ricettacolo alcuni fiori maschili maturi

 

 

 

– Sì, infatti sono piante interessanti con degli strani fiori.
– Quelli che tu, Maria, chiami strani fiori in realtà sono una fittissima infiorescenza bisessuata, costituita cioè da minuscoli fiori sia maschili sia femminili, contenuti in un ricettacolo piatto a forma di stella o circolare o di altra foggia ma sempre con brattee tentacolari che danno al tutto l’aspetto di un singolo fiore. Ma vedi, Maria, la cosa interessante è che tutte le Dorstenia, che io coltivo, sono autofertili meno una che presenta (o matura?) soltanto fiori femminili. Inoltre, anche se sui libri si dice che le piante della famiglia Moraceae vengono impollinate da piccole vespe, io ho constatato che le mie Dorstenia non vengono visitate da insetti né di giorno né di notte e tuttavia producono regolarmente semi! Per curiosità personale ho anche protetto alcuni esemplari con dei retini di tulle e ho constatato la medesima produzione di semi delle altre piante. Io penso che, data l’estrema vicinanza dei fiori maschili e femminili nello stesso ricettacolo, con distanze anche inferiori al millimetro, e la grande facilità degli stami al rilascio del polline, basti un alito di vento perché avvenga l’autofecondazione. Questo fatto si accorda poi con il colore dell’infiorescenza simile a quello delle foglie, priva di odori finché non viene strofinata e con la completa assenza di nettare.
– Molto interessante! Nei libri si trovano solo aride descrizioni ma niente di tutto questo. Lucio, trovo che questo sia un modo entusiasmante di vedere le nostre amiche.
– Io credo che a questo punto tu sia in grado di prevedere che direzione prenderà il mio ragionare e gli strali in questo caso andranno agli autori (Hijman e Berg) del capitolo ‘Dorstenia’ contenuto nel volume Dicotiledoni curato da U. Eggli. Questi autori, dopo aver riconosciuto come sinonimi di Dorstenia foetida anche D. crispa con parecchi altri taxa, senza fare il minimo cenno a prove di interfertilità (sulla base cioè della magica somiglianza), sono stati costretti ad affermare che alcune specie sono estremamente variabili. Si potrebbe così arrivare a concepire la famiglia delle Asteraceae come formata da un’unica specie, ma bisognerebbe poi sicuramente riconoscerne la grande variabilità, giustificandola!

Avonia
 

 

Avonia alstonii a sinistra e Avonia quinaria a destra, alcune differenze sono evidenti anche ad uno sguardo superficiale

 

 

– Lucio, con tutta la tua passione per i Turbinicarpus non hai ancora nominato questo genere, perché?
– Dulcis in fundo! Ho riservato questo genere per la conclusione di questa chiacchierata,  che in seguito prenderà altre direzioni.