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La spina nel fianco VIII (turbinicarpus)

Davide Donati & Carlo Zanovello

La spina nel fianco. VIII

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie 

È davvero ridicolo vedere quali differenti idee prevalgano nelle menti dei naturalisti, quando parlano di specie. Tutto ciò nasce, credo proprio, dal tentativo di definire l’indefinibile.

Charles Darwin

turbinicarpus macrochele

 

 

 

Turbinicarpus macrochele ssp. macrochele della popolazione ad est di Matehuala

 

 

 

 

turbinicarpus frailensis

 

 

 

Turbinicarpus macrochele ssp. frailensis di Tanque Colorado

 

 

 

 

 – Cara Maria, chi coltiva Turbinicarpus sa che nei vasi, dopo qualche anno, si trovano numerosissime pianticelle con caratteri non sempre ben definiti. Poi queste, crescendo, mostrano di essere il risultato di ibridazioni, le più varie, all’interno del genere. Per questo motivo si è sempre ritenuto accettabile raggruppare le diverse entità in un numero molto più piccolo di specie. Nell’ultimo libro sull’argomento ‘Conoscere, capire, coltivare i Turbinicarpus-Rapicactus’  (le due altre recenti pubblicazioni sul tema mi paiono l’una una rimasticatura di vecchie idee e l’altra una lunga bibliografia preceduta da qualche cosa di copiato da Internet) anche Donati & Zanovello si allineano parzialmente, pur in modo originale, con questa visione di poche specie a formare il genere. È ancora da ritenere corretta una tale concezione?
– Lucio, non vorrai tornare a ripristinare il punto di vista ‘superdivisionista’ che era in auge fino agli anni ‘60 del secolo scorso ?
– Vediamo! È notorio che chi voglia avere dei Turbinicarpus variegati basta che incroci tra loro gli ibridi di prima generazione ottenuti da due specie vicine, per esempio klinkerianus × macrochele. Le variegature così ottenute sono un chiaro sintomo di scarsa compatibilità geneti-
ca tra le due piante e questo consente di dire che in natura, se anche le due entità vivessero in prossimità, difficilmente darebbero luogo ad una popolazione stabile con caratteri intermedi tra le due originali. In conclusione, è corretto trattarle come due specie distinte contrariamente a quanto credono D. Hunt e compagnia che ancora seguono quanto affermato da C. Glass e R. Foster oltre trent’anni fa.
turbinicarpus polaskii

 

 

 

Turbinicarpus macrochele ssp. polaskii della popolazione di La Bonita

 

 

 

 

turbinicarpus macrochele polaskii

 

 

 

Turbinicarpus macrochele ssp. polaskii di Pastoriza

 

 

 

 

– Mi pare che tu stia solo difendendo il punto di vista di Donati e Zanovello mentre, Lucio, avevi lasciato balenare ben altro!
– Calma, calma: in realtà le piccole popolazioni di macrochele, con tutte le sue sottospecie, sono separate tra loro da pochi chilometri e ognuna di esse è ben caratterizzata; ecco, sarebbe interessante capire, nel percorso evolutivo, quanto sono tra loro lontane, dal punto di vista genetico. In altri termini, stante la abbastanza recente (e chiara) derivazione da un genitore comune, tutte queste forme costituiscono ancora un complesso geneticamente compatibile? Altrettanto potremmo chiederci per T. klinkerianus e le sue sottospecie. Io personalmente propendo per la tesi che esse ancora lo siano e quindi per la correttezza dell’impostazione tassonomica di Donati e Zanovello, i quali, in ogni caso, non hanno ancora provato che effettivamente questi due complessi costituiscano ciascuno un insieme riproduttivamente compatibile e quindi ad esempio che tutte le forme di klinkerianus facciano capo ad una sola specie. Ma non mi voglio soffermare su questi aspetti, se non per riconoscere l’importanza di tutelare queste piante in natura; mi interessa farti capire che in questo genere ogni popolazione deve essere considerata una entità unica e insostituibile e potenzialmente anche una futura specie.
– Intendi dire, Lucio, che condividi le norme che regolano la circolazione internazionale di queste piante?
– Beh, la convenzione di Washington e tutte le leggi nazionali che la recepiscono sono condivisibili in linea di principio. Di fatto sono condivisibili nella misura in cui consentono di raggiungere lo scopo dichiarato che si prefiggono!
– Cosa significa tutto ciò? Vuol forse dire che tali norme non funzionano?
– Sicuramente molti risultati sono stati raggiunti; per esempio le importazioni massicce del passato e che avvenivano alla luce del sole di piante raccolte in natura sono cessate e quel che resta di questo traffico è ridotto in clandestinità. Bisogna dare atto di questo risultato a chi si occupa professionalmente di ciò! Per converso sono di pari passo aumentati i turisti che viaggiano per esplorare la natura e tornano a casa con in valigia uno o più ricordini vegetali teoricamente protetti dal CITES. Questo può essere un fatto poco rilevante se preso singolarmente ma può essere ugualmente pericoloso per l’ambiente se cumulato su un gran numero di casi (numero fra l’altro in crescita). A questo propo-sito, i molteplici e recenti sequestri operati anche in Italia mostrano che il ‘transito’ non è trascurabile. Ma anche questo rischia di essere un traffico trascurabile in confronto a ciò che circola in E-bay o che è possibile avere richiedendo via Internet. Se la capacità di controllo doganale sui bagagli negli aeroporti è bassa, altrettanto bassa è quella sulla merce che arriva per posta. Capisci bene che ciò è la diretta conseguenza di un processo di globalizzazione che, per quanto discutibile, risulta attualmente inarrestabile. Controlli capillari, se applicati, bloccherebbero tutti gli aeroporti, figurati le poste!
turbinicarpus klinkerianus

 

 

 

Turbinicarpus klinkerianus ssp. klinkerianus di Las Flores

 

 

 

 

turbinicarpus klinkerianus ssp.klinkerianus

 

 

 

Turbinicarpus klinkerianus ssp. klinkerianus di El Huizache

 

 

 

 

– E allora, Lucio?
– Basterebbe che il vivaismo venisse messo nelle condizioni di riprodurre senza tanti ostacoli burocratici le specie minacciate di estinzione e questo, magicamente, ridurrebbe di molto il commercio clandestino. Credo però che in Italia nessuno abbia ancora (o forse ben pochi tra i vivai di succulente) l’autorizzazione rilasciata dal corpo forestale dello stato a riprodurre tali piante.
– E perché mai?
– Perché in Italia l’apparato delle leggi (che in passato sarebbe stato definito borbonico) parte dal presupposto che il cittadino è probabilmente disonesto e allora ecco che il vivaista deve provare la sua innocenza prima di poter fare uso del materiale botanico coltivato per la propagazione: le ‘madri’ devono essere documentate.
– Lucio, ma io conosco vivaisti seri che hanno dichiarato il possesso di queste ‘madri’ secondo tutti i crismi appena la legge è entrata in vigore in Italia e già avevano dichiarato pubblicamente il regolare possesso anche prima delle norme di tutela. Perché non si sono fatti certificare?
– Cara Maria, la tua ingenuità mi sorprende! Anzitutto le leggi sono in continua evoluzione e un vivaista dovrebbe avere sempre gli occhi aperti per essere aggiornato o in alternativa, per evitare il problema, non dovrebbe coltivare le piante che coinvolgono le specie riconosciute a rischio di estinzione.
turbinicarpus klinkerianus forma conosciuta

 

 

 

Turbinicarpus klinkerianus, la forma più conosciuta, originaria di Entroque Huizache

 

 

 

– Ma non vi sono organizzazioni di categoria che diano tale supporto?
– Il vivaismo italiano che tratta la riproduzione di succulente non è né quello olandese o tedesco né quello asiatico o nordamericano. Si tratta per lo più di un vivaismo povero, frammentato e privo di mezzi per far fronte alla concorrenza globalizzata e in grado al più di essere un canale commerciale mascherato da vivaio. Per cui non devi attenderti che possa avere un capacità organizzativa di tutela anche sul piano normativo. Ti faccio un esempio per non essere troppo generico. Da quando è stata recepita in Italia la Convenzione di Washington sono state scoperte in Messico molte specie che automaticamente sono rientrate nella vecchia Appendice I ora Allegato A del CITES (l’automatismo dipende dall’appartenenza a generi interamente protetti). Bene, in Europa, anche se teoricamente non dovrebbe circolare materiale privo di autorizzazione del CITES messicano (che notoriamente non la concede se non con grande difficoltà) sono stati posti in vendita alla luce del sole semi di tutte queste piante. Chi dall’Italia acquistava questi semi avrebbe dovuto sapere che il materiale per le leggi italiane non era in regola per la mancanza a fianco del nome della pianta di un numero che avrebbe dovuto attestare la regolare autorizzazione CITES ma penso che nemmeno i venditori di semi d’oltralpe forse lo sapessero. Naturalmente, in un paese di ‘furbi’ l’ignoranza della legge non scusa ma in realtà di questa necessità si è sentito parlare solo recentemente: ingenuità da parte di tutti e per primi dei vivaisti che non conoscevano le norme! Conseguenza di ciò: tutte le propagazioni di queste piante sono illegittime anche se non incidono negativamente in alcun modo sul patrimonio da conservare in natura e anzi ne rappresentano una protezione. Capisci che a questo punto, per un vivaista, è più facile non coltivare le piante protette per evitare fastidi e lasciare che la tutela della natura se la sbrogli qualcun’altro! Da quel che ho capito, sarebbe meglio non fosse esistita alcuna pianta “preCITES” così che il semplice possesso sarebbe già prova inconfutabile di reato da perseguire assai facilmente o in altri termini per i funzionari pubblici incaricati anche del controllo CITES, che hanno già una montagna di pensieri e grane, una semplificazione sarebbe per loro oro colato!
– Devo interpretare in questo senso l’inclusione di tutte le specie di Turbinicarpus e di Ariocarpus nell’allegato A?
– Certamente! Quando anche gli appassionati hanno difficoltà a distinguere, in base a una rapida osservazione, una specie da un’altra, immaginati i problemi alla dogana! Tutto diviene più semplice se risultano proibite anche le specie che non sono minacciate perché presenti in natura in molte e ricchissime popolazioni ma confondibili con quelle da proteggere. Anche in questo devo dire però che io vedo, per il momento, una soluzione di ripiego difficilmente evitabile, per cui tendo a giustificare questa scelta.
turbinicarpus schwarzii

 

 

 

Turbinicarpus klinkerianus ssp. schwarzii di Guadalcazar

 

 

 

 

– Come uscire allora dalla contraddizione in cui ci si viene a trovare: per arginare il traffico illegale dannoso alla natura incentivare la propagazione in condizioni artificiali quando anch’essa risulta illegittima!
– Cara Maria, forse una soluzione potrei anche immaginarmela, ma solo dal punto di vista teorico, perché in pratica essa cozzerebbe contro pregiudizi e contro leggi stabilite: mi pare impensabile modificare ancora una volta le leggi in una situazione preoccupante e caotica a livello nazionale e internazionale come quella attuale dove i problemi, purtroppo, sono di ben altra natura e portata.
– Immagino, Lucio, che la prossima volta mi dirai il tuo pensiero in merito!

turbinicarpus klinkerianus schwarzii

Turbinicarpus klinkerianus ssp. schwarzii, la forma conosciuta col nome di "longispinus"