Le Piante
 L'editoria
      L'associazione

 

La spina nel fianco. IX ( cites )

Davide Donati & Carlo Zanovello

La spina nel fianco. IX

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie

Senza che nessuno se ne accorga, un’infinità di specie locali sta scomparendo, l’oblio si sta impadronendo di loro come dei morti che il poeta Thomas Gray tratteggia nella sua Elegia scritta in un cimitero di campagna, lasciando al massimo, come unica traccia, un nome, un’eco svanente in un angolo recondito del mondo, abbandonando il loro genio inutilizzato.
Edward O. Wilson

- Vedi, Maria, la volta scorsa ci siamo lasciati con la promessa che ti avrei rivelato la mia, irrealistica, idea di come si dovrebbe affrontare il problema della tutela dal mercato e solo da esso delle Cactacee in allegato A del CITES. Prima però devo premettere, per dovere di chiarezza e precisione, alcune considerazioni. 

Senza-titolo-1

 

 

 

 

Giovani esemplari di Astrophytum Asterias

 

 

 

 

Senza-titolo-2

 

 

 

 

Piante di Strombocactus Disciformis di 4 anni d'età

 

 

 

 - Ti prego, Lucio, di non fare ragionamenti infarciti di paroloni, che di sicuro non aiutano la chiarezza e che invece spesso mascherano la confusione.
- Cara Maria, oggi mi sono svegliato tranquillo e posso permettermi di ignorare la malizia implicita nelle tue parole, giudicherai poi se i ragionamenti sono confusi. La volta scorsa abbiamo detto che il vivaismo italiano (e non solo quello italiano) talvolta scopre l’esistenza delle norme solo quando incappa in esse e quindi a proprie spese. V’è in questo una realtà di base: la povertà economica di queste imprese. Pensa, Maria, che un Turbinicarpus di due-tre anni d’età costa sul mercato italiano un paio di euro, cioè tanto quanto una qualsiasi Rebutia con etichetta, che ovviamente non è in allegato A. Se il suo valore fosse di migliaia di euro o di decine di migliaia o più, come accade per molti animali protetti, allora sono certo che il vivaista avrebbe risorse, sarebbe organizzato, informato e tutelato adeguatamente. Quanto detto nell’esempio precedente può essere esteso a tutte le Cactacee in allegato A, con piccole variazioni sul prezzo (naturalmente sto parlando di giovani piante derivate da semente prodotta in coltivazione)!

Senza-titolo-3

 

 

 

 

Ariocarpus Kotschoubeyanus di 4 anni

 

 

 

 

 - Scusa, Lucio, stai cercando di dire che il rischio connesso alla coltivazione di queste piante non vale la candela?
- Le mie considerazioni non sono terminate, dopo sarai autorizzata a trarre conclusioni. Perché, vedi, vi è un’altra questione strettamente connessa alla prima: le piante sono facilmente riproducibili in migliaia di esemplari, anche quelle più lente a crescere e considerate più difficili, semplicemente partendo da sementi prodotte in coltivazione a patto di avere ‘l’input’ iniziale. Per questo motivo anche Ariocarpus, Strombocactus, Pelecyphora, Pediocactus, ecc. sul mercato delle ‘rarità’ hanno prezzi che si discostano di poco da quelli bassissimi dei Turbinicarpus. È facile quindi arguire vi sia una differenza sostanziale tra l’allevare tigri e il coltivare Turbinicarpus entrambi protetti da CITES ma per la legge non vi è differenza: il trattamento è il medesimo e ciò, credo, perché si considera l’aspetto astratto del problema e non la sua concretezza.
- Lucio, ma le liste degli allegati A sono stilate da comitati scientifici coi fiocchi!
- Vedi Maria, prima mi hai provocato, forse non intenzionalmente, ed ora voglio essere cattivo: per me la conoscenza scientifica non è quella libresca e G. Galilei, sono sicuro, nella sua tomba, sta assentendo vigorosamente, bisogna calare le mani nella melma per conoscere!

Senza-titolo-4

 

 

 

 

Piccoli Turbinicarpus Alonsoi che mostrano ancora la spinagione giovanile

 

 

 

 
- Ma la tua ricetta, Lucio?
- Perché non trasformare in allegati B tutti gli allegati A per le Cactacee? Per effetto di ciò i semi avrebbero libera circolazione e sarebbe più facile propagare legalmente le piante minacciate senza gravare sensibilmente sull’ambiente naturale! E…
- Lucio, ma sei impazzito? Mi pare che tu stia dimenticando quanto hai detto per i Turbinicarpus e cioè che vi sono piccolissime popolazioni dove anche il solo prelievo dei frutti sarebbe decisivo per la scomparsa di queste entità!
- Lasciami finire non ho dimenticato niente! Pensi che il prelievo dei frutti sia condizionato in qualche misura dalle leggi di protezione? Io credo di no! Semplicemente non vi è necessità di ricorrere a materiale proveniente dalla natura selvatica quando è così semplice e meno dispendioso ottenere i semi (impollinati a mano) in coltivazione se non, come unica eccezione, all’atto della scoperta di una nuova entità. E qui il paese d’origine della specie potrebbe svolgere un ruolo importante affiancando le proibizioni della raccolta di piante e semi allo stato selvatico, che comunque andrebbero rispettate, con opportune strutture legislative e operative miranti a fornire al mercato quello che prima ho chiamato l’input iniziale.
- Sei sicuro, Lucio? Mi pare che una volta la raccolta dei semi in natura fosse massiccia e molto dannosa! Depenalizzandone la circolazione internazionale, non si rischia la nascita di un mercato nero di semi prelevati in natura?
- Le cose cambiano, Maria! Come ho detto poco fa non è più remunerativo far perlustrare gli habitat da torme di ragazzini e come ben sai i frutti non maturano con sincronismo a date prefissate. Da questo lato puoi stare tranquilla! Concedimi ancora un ultimo dettaglio per rispondere ad una obiezione rivoltami recentemente da un giovane biologo ricercatore. Da parte di questi si osservava che un frutto con i suoi semi contiene una maggiore biodiversità di una singola pianta e perciò deve essere tutelato a maggior ragione. Spero converrai che si tratta di una sparata atta a creare un’impressione ma del tutto ingenua e libresca. Un Turbinicarpus, in natura, nella sua onorata carriera di riproduttore, può dare migliaia di semi mentre un singolo frutto con molta probabilità, vista la rarità effettiva delle piante in natura, non dà che alimento alle onnipresenti formiche.

Senza-titolo-5

 

 

 

 

Ariocarpus Retusus all'età di tre anni

 

 

 

 

 - La tua ricetta si arresta qui?
- No, se io fossi l’organo preposto alla tutela della natura, a livello nazionale o internazionale, mi premurerei, su richiesta, di fornire gratuitamente informazioni e materiali per la propagazione delle specie minacciate in modo da diminuire la pressione sull’ambiente naturale dando soddisfazione alle richieste del mercato in altro modo. In Italia, il Corpo Forestale dello Stato credo stia operando al meglio consentito dai mezzi e dal dover comunque rispettare e far rispettare le norme vigenti. E bada io queste norme le vorrei cambiate, le ritengo inadatte a risolvere il problema ma penso che finché esistono vanno comunque rispettate.
- Allora, Lucio, il problema è risolvibile!
- Non mi pare così semplice! In ogni caso questo potrebbe essere solo il primo passo e i successivi sarebbero ancora enormemente più difficili.
- A cosa ti stai riferendo Lucio?
- Penso che prima o poi dovremo cominciare a pensare di cambiare drasticamente il nostro (di esseri umani) rapporto con il pianeta sul quale viviamo pena, in caso contrario, l’inutilità di tutta questa tutela!

Senza-titolo-6

Piante di Turbinicarpus laui già mature