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La spina nel fianco X ( collezionismo e mode )

 Davide Donati & Carlo Zanovello

La spina nel fianco. X

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie

“ Il giardino in fondo, che cos’è? Ricreare in un ambiente che non è quello naturale un angolo della natura.”
                       Ippolito Pizzetti in Libereso il giardiniere di Calvino

- Caro Lucio, non ci sentiamo ormai da alcuni mesi, come hai passato l’estate?
- Maria, io aspetto la buona stagione sempre con ansia per diverse ragioni e qualche volta, come un bimbo che attende un giorno di festa con trepidazione, resto poi deluso nelle mie aspettative.
- Lucio, un bimbo! Mi pare troppo ottimistico il tuo paragone.
- Hai ragione, Maria, anche perché la mia delusione è legata proprio alla mia non più tenera età: sono stato infermo abbastanza a lungo.
- Carissimo, potevi almeno farmi sapere dei tuoi acciacchi, ti avrei fatto un po’ di compagnia e così mi  avresti parlato ancora delle nostre piante nel modo interessante, vivido e per niente arido e noioso, come sai fare tu.
- Questa sviolinata, Maria, te la puoi risparmiare! Ho capito che desideri ancora veder apparire ‘La spina nel fianco’. Ma, se pensi oggi di sentirmi trattare di aspetti tassonomici e più in generale biologici, ti disilludo subito.  Voglio invece proporti un tema, molto più leggero, in cui tutti gli appassionati hanno certamente una loro visione personale delle cose cosicché la nostra conversazione potrà essere oggetto di infinite critiche e discussioni.
- Devo dire, Lucio, che sei riuscito ad incuriosirmi, di che si tratta?
- Tu sai, Maria, che le mie piante sono raccolte in ordine di specie, genere e famiglia botanica con la precisione e l’attenzione consentitami dalla mia età e dalla mia scarsa memoria. Questa scelta risale agli albori del mio interesse per le succulente e, anche se in Italia a quel tempo (la fine degli anni Sessanta) non esistevano molte pubblicazioni su questo tema, mi era possibile orientarmi con l’ausilio di libri in lingua tedesca e inglese. Io poi avevo la fortuna della facile accessibilità alla biblioteca dell’Orto Botanico dell’Università di Padova e la grande disponibilità a spiegazioni e consigli generosamente data dal prof. G. Lodi di Bologna. A quei tempi i pochi amatori di succulente italiani si piccavano di voler capire, conoscere e divulgare sempre meglio questo vastissimo mondo e quindi cercavano di coltivare materiale botanico ben documentato. L’etichetta era quindi un feticcio da esibire orgogliosamente con la pianta.
- Lucio, ti voglio interrompere, mi pare che attualmente siano molto pochi coloro che seguono questa strada.

mammilarie

 

 

La veduta di una parte della collezione di un appassionato del genere Mammilaria

 

 

 

- Hai ragione, Maria; ricordo che negli anni Settanta del secolo scorso circolava tra gli appassionati un insieme di criteri, a punti, per valutare una collezione di succulente, ove avevano grande valore i dati di campo riferiti all’esemplare coltivato. Il massimo del punteggio era attribuito alle propagazioni vegetative di esemplari tipo (derivate quindi dalla raccolta originale) e poi, via via calando, a piante provenienti dalla località tipica o a semi raccolti in questa località, ecc. Ne seguì una moda: se la pianta non era ben documentata, per quanto bella, valeva poco e andava prima o poi scartata (come regalo ad un neofita che così si ritrovava in possesso di un esemplare più bello di quelli posseduti dal donatore).
- Che noia, Lucio! Come se dovessimo essere tutti dei botanici!
- O atteggiarci tali! Infatti, Maria, le mode passano, ma l’aspetto interessante è che la passione resta anche se orientata su altri aspetti.
- A che cosa ti riferisci, Lucio?
- Sto pensando ora che negli ultimi trent’anni vi sono state altre grandi attrazioni: la caccia all’ultima specie scoperta, la rarità, la bibliofilia botanica, la ricerca di tutte le malformazioni vegetali possibili, crestature, mostruosità, variegature, ecc.
- Intuisco, dal tono che usi, una certa freddezza nei confronti di questi appassionati ‘alla moda’.
- Intendiamoci, Maria, non ho niente da criticare nell’interesse in sé verso le ultime scoperte o nei confronti della bibliofilia o altro. È l’effetto gregge che mi piace poco, il volere quello che gli altri vogliono o hanno! Perché, vedi, da questo ne segue una sempre minore autonomia di giudizio che può essere pericolosissima nel vivere sociale.
- In qualità di biologo dilettante, Lucio, dovresti però vedere i vantaggi biologici anche di questo comportamento, che quindi non dovrebbe stupirti o disgustarti.
- Certo, Maria, non posso ignorare che in moltissimi casi la soluzione trovata da un individuo, la mente creativa del gruppo, viene trasmessa con l’emulazione a tutti gli altri ma so anche che, quando un meccanismo si instaura, finisce spesso con l’operare anche in ambiti dove non è necessario. Ma per convincerti del fatto che non nutro dei veri pregiudizi nei confronti dei collezionisti alla moda (i quali spessissimo sono conquistati dal lato estetico delle cose) arrivo ad ammettere che talvolta seguendo la moda si possono evitare dei risultati negativi, che io posso chiamare più esplicitamente delle cantonate.
- Anche tu, Lucio, sei caduto in qualche trappola?

mammilarie

 

 

Ancora una parte della collezione di Mammilarie

 

 

 


- Ovviamente sì! Se non si vuol stare nel gregge si finisce con l’essere il lupo solitario, con tutti i rischi che questo comporta, talvolta suscitando l’ilarità dei visitatori della mia serra.
- Vuoi raccontarmi? Mi piace l’idea di scoprirti in fallo!
- Vi sono molte piante che non sono alla moda da tanto tempo e forse non lo sono mai state e pure, a modo loro, sono belle e interessanti. Tra queste ricordo alcune specie del genere Kalanchoe (Bryophyllum), Mestoklema macrorhizum, e ancora Talinum paniculatum e Oxalis carnosa. Bene! Voglio coltivarle e vedere come si comportano nella mia serra! Questo mi dissi e la scelta fatta mi diede inizialmente molta soddisfazione. Infatti, per un verso o per l’altro, si tratta di specie meritevoli di attenzione, vuoi per le strane plantule che gemmano sulle foglie, vuoi per la fioritura abbondantissima e il meccanismo di espulsione dei semi maturi, vuoi per l’aspetto di piccoli bonsai. Ma alle abbondanti fioriture seguono abbondantissime germinazioni nei vasi vicini (e non muore una delle piantine nate!). Alla caduta delle plantule segue un attecchimento superiore al cento per cento, perché talvolta da una gemma danneggiata, come per un’idra, accade che si ottengano più piante. Ormai la mia serra è una giungla dove per poter vedere, ad esempio, le mie Haworthia o le mie Euphorbia o i miei Tylecodon devo prima disboscare il passaggio!
- Lucio, torniamo alle mode. Ho visto nella tua serra quattro piante di Digitostigma caput-medusae! Non puoi fustigare costumi che sono anche i tuoi!
- Per la verità queste piante mi sono state donate da un caro amico che, passata la novità, aveva perso interesse alla loro coltivazione. Io le ho ricevute con gioia perché le ritengo molto interessanti per le parentele che vengono ad esse attribuite e che in qualche modo la loro morfologia suscita e non certo per la loro eleganza e bellezza o per la loro rarità in natura.
- Cosa pensi, Lucio, del genere Digitostigma ?
- Non voglio entrare per ora nel tema che mi proponi ma sappi che presto affronterò l’argomento ‘scomparsa proditoria’ di alcuni generi di cactacee sudamericane.

Kalanchoë

 

 

 

 

Uno scorcio sulle Kalanchoë rampicanti

 

 

 

 

 


- E nell’essere bibliofili, Lucio, cosa vi è di negativo? Misura bene la risposta perché a casa tua, mi pare, poco manca che si inciampi nei libri!
- Il mercato! Come nel caso di ogni altra forma di informazione la domanda e l’offerta sono tra loro strettamente intrecciate e per questo, se un libro (o una rivista) risulta, ai più, di difficile lettura non avrà vita facile (bisogna evitare gli sforzi! ) e i prossimi libri saranno più accessibili e inevitabilmente più vuoti.
- Te la stai prendendo, Lucio, con i libri e le ri-viste pieni di illustrazioni fotografiche?
- O! Anche un libro di sole foto può essere interessante! Quello che non va è che quando si scopre un filone bisogna sfruttarlo al massimo e così finiscono per comparire libri inutili, libri confezionati solo per la vendita e non scritti perché si ha qualcosa da dire, libri imprecisi. Perché, vedi, lo scadimento della qualità del lettore è strettamente legata all’analogo scadimento dello scrittore-confezionatore e questa china deve essere contrastata ad ogni occasione. È un fenomeno, questo peggioramento, che osservo in tutti i settori. Libri scolastici che si cambiano ogni anno e che sarebbe giusto sostituire (vista la qualità) con libri seri e invece sempre pieni di imprecisioni e di superficialità e quindi ancora da cambiare, romanzi mal tradotti, se l’originale era in lingua straniera, spesso anche tipograficamente poco curati e così via. Si finisce su una china in cui la vittima principale è la cultura, perché di banalizzazione in banalizzazione libri, giornali, televisione propongono una valanga di fatti e di immagini e sempre meno riflessioni e ragionamenti.
- Lucio, non stai drammatizzando un po’?
- Purtroppo no, Maria, la tendenza è chiarissima!
- E delle crestature e mostruosità nelle succulente che mi dici?
- Maria, le anomalie nello sviluppo vegetale possono essere interessantissime e molto attraenti. Io ho avuto una Mammilaria priessnitzii, che per un paio d’anni produceva alla base delle areole delle foglioline triangolari, carnose. In seguito ho osservato lo stesso fenomeno in un Turbinicarpus macrochele. Pensa quante speculazioni possono indurre queste piccole foglie e avendo la capacità ed i mezzi per approfondire, quali conoscenze nuove ne possono scaturire! Ma anche qui mi piace meno il bisogno di possedere, gareggiando per avere più degli altri! Ed ecco allora il vivaismo offrire Myrtillocactus geometrizans crestati a milioni o altrettante Euphorbia lactea crestate e per di più variegate.
- Lucio, dici delle cose che posso condividere ma ho la sensazione che il nostro dialogo sia un po’ troppo frettoloso e sommario!
- Ovviamente! Su questi temi, che trascendono di molto lo stretto argomento succulente è già stato scritto tantissimo e molto potremmo dire anche noi approfondendo ciascuno spunto ma il bello delle nostre conversazioni è il fatto che lasciano aperto lo spazio per altri interventi futuri, nostri e chissà anche di altri!

piante grasse invasiveTylecodon, Pelargonium e Aeonium sovrastati da diverse specie di Kalanchoë