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La spina nel fianco. XI (conservazione)

 Davide Donati & Carlo Zanovello

La spina nel fianco. XI

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie

‘Due diverse visioni del mondo si sono scontrate fin dai primordi della civiltà, da quando due tra i più antichi filosofi greci presero posizioni contrapposte in materia di tempo e mutamento: Eraclito che sosteneva la necessità dell’eterno scorrere del tutto, e Parmenide, che pensava addirittura che il tempo e il moto non esistessero.’
                                                          Julian Barbour La Fine Del Tempo

 

- Caro Lucio, perché tanta urgenza di vedermi? Ho colto nel tuo messaggio una inconsueta frenesia.

- Vedi, Maria, più passano gli anni e più le idee nuove mi paiono eccitanti e, dopo aver letto il libro con le idee di J. Barbour, ho cominciato a riflettere su altri aspetti, evidentemente correlati alla nostra concezione del tempo ma che l'autore non prende in considerazione perché troppo particolari e soggettivi  per interessare la fisica.

- Dimmi, Lucio, stai forse, in modo indiretto, cercando di affermare che hai paura di morire?

- Non così diretta! Non così in fretta! Il tuo intuito talvolta mi stupisce: questa tua domanda spiazzante forse starebbe meglio alla fine della nostra conversazione.

- Rincuorati! Sai cosa dicono di te gli amici? Ti chiamano vecchia quercia e io aggiungo rugosa forse, dalla scorza dura, ma solida! Non vorrai far cadere un mito!

- Per la verità volevo soltanto parlarti del collezionismo, Maria.

- Oh, mi dai con queste parole un po' di sollievo, Lucio! Ma così non vedo il nesso con quanto hai lasciato balenare prima.

- Pazienza, Maria, vedi, sento frequentemente opinioni molto critiche nei confronti del collezionismo, formulate anche da parte tua, e vorrei perciò spendere due parole in difesa di questo modo di essere.
- Ma come, Lucio, tu stesso hai talvolta lanciato i tuoi strali contro i danni arrecati alla natura dal collezionista poco scrupoloso ed ora vuoi levarti a difendere questa categoria?

- Maria, non difenderò mai colui che è poco scrupoloso nel suo comportamento ma non per questo possiamo dimenticare alcuni aspetti dell'uomo e in particolare delle forze che lo spingono a conoscere e capire il mondo in cui vive.

 

agua azul

 

Un ambiente meraviglioso, Agua Azul nello stato messicano di Chiapas, ricco di acque e cascate che potrebbe rischiare di venir valorizzato ben oltre la nuova strada in costruzione

 

 

 

- Fammi capire meglio, Lucio, anche se, lo ammetto, la tua idea non mi risulta del tutto oscura perché già me ne hai fatto cenno in altre circostanze.
- Vedi, Maria, collezionare, qualunque sia l'oggetto di questo atto, significa molto più che raccogliere, vuol dire anche osservare, catalogare, studiare. Pensa a tutto il cammino della nostra vicenda umana su questo pianeta e vedrai degli uomini intenti a mettere assieme quanti più elementi possibile, relativi ai più diversi aspetti della natura, allo scopo di collegare, penetrare e finalmente capire una porzione del quadro della realtà che ci circonda.

- Lucio, la tua descrizione del mondo mi sembra un tantino romantica, io vedo più facilmente uomini intenti a depredare, violare e distruggere.

- E io sarei pessimista come talvolta mi hai accusato di essere? Non si può, io penso, racchiudere l'animo umano in una descrizione, per quanto lunga e dettagliata essa possa essere ma, come diceva A. Einstein, se si scacciassero dal tempio della scienza tutti gli indegni, questa si impoverirebbe tantissimo. In altre parole, anche gli indegni fanno parte della realtà e danno il loro contributo, che questo piaccia o meno e sono come tutti noi condannati a voler capire il mondo. Ma è assodato che quasi tutte le scienze naturali nascono storicamente dal collezionismo, siano esse la geologia, la botanica, la zoologia...

- Lucio! La fisica, la chimica e l'astronomia cosa raccolgono?

- Dati, essenzialmente raccolgono dati osservativi, su cui elaborano teorie. Ma quando l'uomo è andato sulla luna, con che cosa è tornato, se non con dati, osservazioni, esperienze e pietre lunari? Pietre lunari, che poi sono state distribuite a molti istituti di ricerca per ulteriori osservazioni e per le collezioni di riferimento.

- Va bene, Lucio, le scienze moderne si avvalgono del collezionare e forse nascono da questo atto, ma ciò valeva anche nel passato?

- Io non so bene, Maria, se datare la nascita della scienza a partire dall'enunciazione del metodo galileiano ma mi risulta che già in periodo ellenistico esistevano importanti collezioni botaniche e zoologiche, le più famose delle quali erano collegate alla Biblioteca di Alessandria d'Egitto e che esse avevano interesse sia operativo sia didattico. Di più posso dire che a Tenochtitlán (ove insiste l'attuale Città del Messico) vi era un giardino botanico sistematico che, alla scoperta dell' America, pare abbia ispirato analoghe istituzioni europee.

san vincente

 

 

è difficile immaginare che una forte antropizzazione possa danneggiare gli equilibri di questo interessantissimo ambiente di San Vincente, nel nord Coahuila, ove non vi è prossimità di attività umane in atto o potenziali

 

 

 

 

 

 

- Concedo la nobiltà di origini del collezionare ma ancora non vedo alcuna relazione con il tempo nella tua versione meno fisica e astratta, Lucio.

- Hai ragione, Maria, ci siamo dilungati e distratti ma lasciami ancora per poco apparentemente divagare. Che cos'è la scienza medica, se non la continua ricerca per combattere il dolore, l'invecchiamento e quindi il deterioramento del corpo che conduce poi inevitabilmente alla morte? E non è questo l'atteggiamento generale dell'uomo nei confronti degli effetti del trascorrere del tempo? Perché, altrimenti, un restauro o un libro di storia non sono il chiaro tentativo di rallentare il processo di invecchiamento e la perdita di informazione? E quando si cerca di conservare un paesaggio, un ambiente, una specie o una popolazione preservandola da potenziali aggressori, non si combatte forse contro il trascorrere del tempo? Sappiamo tutti che nulla di ciò che è materiale è esente dai morsi del tempo, tutto è transitorio e, alla lunga, la nostra lotta per conservare si rivela perdente come quella di Don Chisciotte!

- Ahi, ahi, Lucio! Il tuo pessimismo ti sta portando verso lidi perigliosi che poco mi piacciono.

- Anzi, Maria, io ho fatto questa premessa per aumentare il valore, anche morale, di questa coraggiosa e non futile contrapposizione.  Quello che invece sono disposto a ritenere discutibile è la strategia che di volta in volta si è adottata per la conservazione della natura selvatica.
- Vai avanti, Lucio, la cosa diventando più concreta comincia ad interessarmi maggiormente.

- Saprai certamente, Maria, che differenti sono le metodologie di conservazione che si possono attuare nei confronti di un ambiente, sia esso un intero ecosistema oppure una sua piccola porzione, o nei confronti di una specie o di una sua interessante popolazione e generalmente il tipico atteggiamento umano (non solo italiano) è quello di individuare emergenze e su quelle concentrarsi rifiutando di vedere il problema nel suo insieme e cioè di quale rapporto può intrattenere l'uomo con il resto della natura. È l'uomo qualcosa di estraneo e superiore alla natura, per cui può sentirsi autorizzato a disporne liberamente?

- Mi pare, Lucio, che i tuoi interrogativi siano un altro modo di porre in contrapposizione l'artificiale e il naturale! Ma che fine ha fatto il collezionismo?

- Vedi, Maria, salvare la tigre, il panda gigante, la foca monaca o un Turbinicarpus,  significa soltanto consentire che un tale patrimonio genetico giunga nel futuro o ha un significato più ampio che coinvolge l'ambiente di vita di queste entità e non solo? Risponderai certamente che la seconda opzione è l'unica sensata. In realtà, quanto si è fatto finora non è altro che rispondere all'emergenza con provvedimenti tampone, come se si andassero a chiudere i cedimenti di una diga senza pensare a come rifarla. Meglio di niente!

- Lucio, vuoi forse dire che tutto quanto si è fatto ha solo mirato al fine di preservare le specie soltanto?

- No, Maria! Le cose non sono così schematiche e banali, anche se spesso si è evitato di affrontare temi scomodi forse per non disturbare il 'macchinista' di un processo di sviluppo economico, di cui tutti beneficiamo, paghiamo le conseguenze e condividiamo le responsabilità. Ma permettimi di andare con ordine. Io mi interesso di questioni ambientali e salvaguardia della natura da quasi quarant'anni (anche se temo di non aver maturato particolari competenze) e, se ricordo bene, nel 1973 venne stesa una convenzione tra stati, meglio nota come Convenzione di Washington, firmata parecchio più tardi dall'Italia e vergognosamente, ancora più tardi,  recepita e sostenuta da leggi sanzionatorie per i trasgressori. L'obiettivo di questa convenzione (CITES) era quello di regolare la circolazione internazionale di specie animali e vegetali (o di loro parti) così da impedire la depredazione degli ambienti naturali. Il successo di tale iniziativa fu solo parziale e ancora oggi non è raro vedere in commercio esemplari protetti, forse con i documenti in regola, ma solo quelli (!).

ramos arispe

 

Una buona porzione di uno dei pochi ambienti di crescita di epithelantha bokei e di altre specie rare nei pressi di Ramos Arispe e spazzato via dalla costruzione della nuova autostrada Saltillo-Monterrey che va ad affiancare la vecchia in una valle larga pochi chilometri. La nuova autostrada, a detta degli abitanti locali, serve soltanto da ammortizzatore sociale in un momento di profonda crisi economica.

"foto di E. Speranza"

- Come è possibile tutto ciò?

Purtroppo, questi fatti non depongono a favore di una umanità intelligente e corretta, umanità che, d'altronde, le cose peggiori le attua nei confronti di altri esseri umani. La necessità di leggi e regolamenti d'altro canto ha lo stesso significato, mostra cioè che l'uomo deve essere imbrigliato! Ma tornando alla conservazione, una volta emersi i limiti di un tale operare, i biologi specialisti di questo tema e le molte associazioni ambientaliste cominciarono a pensare alla salvaguardia dei singoli habitat in molti diversi modi ma principalmente con l'estensione della vecchia idea di parco a tutela di quelle entità, a rischio di estinzione, il cui ambiente di vita naturale fosse molto ridotto, con l'acquisizione delle aree interessate, tanto da parte pubblica quanto da organismi privati.

- Credo che questo sia l'uovo di Colombo e forse il passo risolutivo, Lucio!

- Utile, Maria, ma risolutivo no! Anzi si è visto, con il passare del tempo, che specie le quali non erano considerate minacciate con il semplice riempimento dell'invaso di una nuova diga, ad esempio, possono passare repentinamente nella categoria di virtualmente estinte anche se ancora sopravvive qualche esemplare in cattività. E ora voglio toccare un tasto delicato: la conservazione, si dice, può essere attuata in situ, cioè nell'ambiente naturale o ex situ negli zoo, negli orti botanici, nelle banche dei semi, in tutti qui luoghi preposti quindi alla riproduzione e conservazione in ambiente artificiale, con la successiva intenzione, quando possibile, della reintroduzione in natura. E pensa, io conosco anche dei privati cittadini convinti, con la loro collezione, di contribuire alla salvaguardia delle specie minacciate.

- Lucio, perché no? Se il materiale botanico o zoologico è ben documentato,  credo sia possibile!

- Cara Maria, una specie vivente in cattività, per quanto ben documentata e con numerosi individui, raramente mostrerà tutta la variabilità morfologica presente in natura e ancor meno sarà dotata di tutta la variabilità genetica di una popolazione naturale! Questo tipo di salvaguardia rappresenta un ripiegamento ad un passo dal baratro, in cui troppo spesso si finisce poi con il cadere!

- E allora, Lucio?

- Allora è opportuno non giungere a queste 'soluzioni' che al più possono sembrare posizioni disperate quando non mostrano di essere giochi da scienziati pazzi! In effetti il dibattito tra i biologi che si occupano di conservazione, spesso acceso, ha prodotto nella storia recente altri tentativi di soluzione. Hai sentito parlare di hot spots? Sono aree ove è più grande la biodiversità (biocenosi con molti taxa) e quindi degne della massima attenzione per la conservazione. Dal 1992 esiste un'altra convenzione, che si aggiunge alla precedente, la Convenzione di Rio de Janeiro, con la quale si pone l'accento sulla biodiversità più che sulla protezione di singole specie. Così da allora si sono individuate delle nuove strategie di conservazione e in particolare si è capito che i cosiddetti punti caldi della biodiversità non possono essere lasciati isolati dal resto del contesto biologico e ambientale circostante per cui si concepiscono ora delle reti di comunicazione biologica nel territorio con la funzione di mantenere collegate le aree a grande biodiversità.

Zimapan

 

Il lago artificiale di Zimapán ha definitivamente sommerso la più famosa popolazione di Strombocactus disciformis, di Echinocactus grusonii e di altre specie rare. Si tratta di un pesante tributo che si deve pagare per lo sviluppo del Messico.

"Foto di E. Speranza"

 

 

- Forse siamo finalmente giunti alla soluzione?

- Si sta adesso vedendo anche che non vi può essere buona conservazione se non si coinvolge direttamente l'uomo che vive quotidianamente a contatto con gli ambienti naturali, cosa che io già andavo dicendo qualche decennio fa, e qui il problema mostra finalmente di essere anche un problema economico, di istruzione, di cultura, di sensibilità e di lungimiranza.

- Mi pare, Lucio, che così torniamo a mettere in primo piano le nostre azioni e se ho ben capito il collezionare ha in sé dei tratti nobili e meno nobili ma non può essere investito di meriti e responsabilità che non ha. Ma ho la sensazione che nella nostra conversazione siamo saltati come quaglie di argomento in argomento in un modo che mi pare ingiustificato!

- Forse hai ragione, Maria! Ma mi pare che quanto siamo andati ricordando sul collezionismo, sulla biodiversità e sulla sua conservazione, sulla vita e sulla morte, sia indissolubilmente legato al problema del tempo e che anche J. Barbour nel suo libro stimolante e forse rivoluzionario sia mosso dallo stesso animo nostro e per questo cerchi un'uscita parmenidea da contrapporre alla visuale del 'panta rei', tutto scorre, eracliteo.