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La spina nel fianco. XII

 Davide Donati & Carlo Zanovello

La spina nel fianco. XII

Dialoghi sugli abusi tassonomici intorno al concetto di specie

" Storie che vanno via veloci disperdendosi al vento come fili di fumo......"
Mauro Corona: NEL LEGNO E NELLA PIETRA 

 - Caro Lucio, ultimamente le nostre conversazioni hanno toccato svariati argomenti e questo mi è particolarmente piaciuto. Ho però ancora il desiderio dì tornare su alcuni aspetti della tassonomia inerenti il concetto di specie e anche quello di genere che tu non ami molto affrontare.
- Maria, io continuerei volentieri ad evitare il secondo argomento che proponi, troppo proteiforme e ancor più controverso del primo.
- Lucio, ho sfogliato recentemente un 'opera "Die Gattung Mammillaria " di Werner Rep-penhagen, che molti sembrano aver dimenticato sia perché opera non recentissima, sia perché non in linea con le vedute tassonomiche egemoni degli anglosassoni, quali D. Hunt e G. Rowley e ho scoperto che l'autore osservava meticolosamente sia i periodi di fioritura, sia i tempi di maturazione dei frutti e usava poi anche questi dati nella sua tassonomia.

rebutia

 

 

 Una porzione di una collezione di rebutia, piante molto fiorifere

 

 

 

 

- Quello che tu osservi, Maria, è l'uso tassonomico della fenologia. I vegetali come gli animali mostrano di soggiacere a dei ritmi biologici. Questi ritmi biologici sono a loro volta dipendenti parzialmente dall'andamento climatico e quindi in certa misura variabili. E chiaro, ad
esempio, che se due gruppi di mammillarie, simili e conviventi (simpatriche), mostrano sistematicamente di fiorire in tempi diversi, allora, nonostante la loro somiglianzà, non potranno essere trattate come un'unica specie stante il loro regolare isolamento riproduttivo e quindi genetico. REPPENHAGEN, persona senz'altro molto meticolosa, non si limitava ad osservare la morfologia delle mammillarie, dei loro fiori, dei frutti e dei semi ma raccoglieva anche in numerosi casi osservazioni di tipo fenologico e genetico, in particolare, per questo, sulla autofertilità o autosterilità delle piante da lui coltivate.
- Lucio, deduco da come ne parli che tu sei un sostenitore delle idee di Reppenhagen!
- Io, Maria, mi sforzo di essere il più equilibrato possibile e per questo mi trovo qualche volta a condividere i contenuti dei due volumi da te citati e qualche altra no.
- Lucio, cerca di essere più preciso!
- Vedi Maria, credo che Reppenhagen abbia osservato estesamente la fenologia di un'unica stazione, quella delle sue piante in coltivazione! E per quanto avesse viaggiato molto in Messico credo non abbia potuto fare altrettanto nella natura selvatica perché questo lavoro sarebbe stato troppo oneroso e perché sarebbero stati necessari tempi lunghi e contributi di molti ricercatori.
- Stai dicendo che le osservazioni di Reppenhagen sono state inutili?
- Tutt'altro! Sto dicendo, cara Maria, che dalle sue osservazioni sarebbe azzardato inserire sicuri elementi da usare in tassonomia, cosa che invece sarebbe fattibile su una estesa rete di dati raccolti per un lungo periodo nell'ambiente naturale. Quello che indirettamente Reppenhagen ci ha ricordato è che lo studio tassonomico non dovrebbe prescindere da queste osservazioni. Cosa che invece accade regolarmente tra i cactologi d'Oltre Manica.
- Ho capito Lucio, stai dicendo che W. Rep-penhagen è stato troppo ottimista nei confronti dei dati da lui raccolti mentre i ricercatori inglesi sono stati ancora una volta troppo leggeri trascurandoli.

sulcorebutia rauschi

 

 

Sulcorebutia rauschi, una una particolare forma a fiore molto chiaro

 

 

 


- Bene! Hai sintetizzato con chiarezza la situazione, aggiungerei però a completamento la considerazione che la conoscenza scientifica, che non è mai definitiva, si accumula per gradi ed ora è tempo che anche la tassonomia delle cactacee, come quella di molti altri settori, usi una gamma di criteri più completa e che includa la fenologia come anche la genetica.
- Vuoi dire, Lucio, che la tassonomia del "The new Cactus Lexicon " di cui D. Hunt è il portabandiera non è al passo con i tempi?
- Certamente Maria, come già ho avuto occasione di dire, quel lavoro frettoloso e fondato su criteri principalmente morfologici, anche questi molto spesso incompleti, sarebbe stata cosa buona non venisse pubblicato.
- Forse, Lucio, ti lasci trascinare dal tuo carattere impetuoso quando esprimi un giudizio così impietoso.

sulcorebutia langeri

 

 

Sulcorebutia langeri, specie molto bella e ornamentale anche in assenza dei fiori gialli

 

 

 

- Maria, temo di essere stato finora anche troppo generoso. Sono ormai passati una ventina d'anni da quando hanno cominciato ad essere disponibili dati molecolari. Questi dati, ricavati dal DNA dei cloroplasti, che sono organelli contenuti nelle cellule vegetali, al giorno d'oggi sono diventati essenziali per poter ricostruire la filogenesi, cioè, semplificando un poco, la stona delle parentele delle piante. La filogenesi si può rappresentare graficamente con, chiamiamolo così, l'albero della vita, ove alla base ci sarà un antenato comune e ogni biforcazione rappresenta la separazione in due o più gruppi tassonomici, dadi.
- Fammi capire Lucio, in questo albero grafico dadi vicini rappresentano livelli tassonomici affini mentre più sono lontani questi rami meno stretta sarà la parentela effettiva di quelle entità.
- Sì, questo metodo di rappresentare le parentele in termini tecnici si chiama cladistica e quando è fondata su dati molecolari darà luogo ad una sistematica ed una tassonomia molecolari.
- Caro Lucio, mi pareva che da questo metodo si fossero ottenuti inizialmente dei risultati un tantino indigesti per non dire quasi incredibili.
- La stessa cosa, Maria, era accaduta anni addietro non solo per le cactacee ma anche in diversi altri settori della botanica sistematica ma da allora questi problemi sono stati in gran parte superati e dove ora appare un contrasto tra i dati molecolari e morfologici si da credito ai primi e si riesaminano i secondi, perché più soggetti ad essere male interpretati, in termini di convergenza evolutiva o altro, mentre sempre più spesso si cerca di affiancare ai dati molecolari (visuale microscopica delle affinità) i dati sulle
ibridazioni che mostrano l'espressione macroscopica delle affinità genetiche.
- Lucio, mi sai indicare un esempio?

rebutia heliosa

 

 

Una delle tante forme di Rebutia heliosa

 

 

 

 

- Sicuramente, Maria, te ne darò più di uno perché gli esempi chiariscono più dei lunghi discorsi. Il primo riguarda le orchidee circummediter-ranee, le quali hanno subito, a seguito dei risultati  della sistematica molecolare,  una vera rivoluzione tassonomica e nomenclaturale.  Il vecchio   genere   Orchis   è   stato smembrato in tre tronconi principali e così alcune specie rientrano ora nel genere Anacamptis che era un tempo monotipico, altre in Neotinea e solo le restanti sono ancora considerate Orchis in cui rientra anche il vecchio genere Aceras. Come vedi il termine rivoluzione non è eccessivo. Di più, l'apparente ambiguità della nuova classificazione viene risolta da dati  cariologici  e morfologici un tempo trascurati, così che tutto assume contorni più chiari, razionali e saldi.
- Lucio e per le nostre cartacee?
- Per le cactacee, Maria ho pronto il secondo esempio ricavato dalla lettura di un lavoro ( The Molecular Phylogeny of Rebutia (Cactaceae) and its allies demonstrates thè influence of Paleogeography of thè evolution of South American mountain cacti a firma di C. M. Ritz, L.
Martins. R. Mecklenburg, V. Goremikin, F. H. Hellvvig) apparso nell'American Journal of Botany 94(8): 1321-1332. 2007 e quindi non sull'ultima rivista amatoriale ben illustrata. Pensa che l'esordio di questo lavoro, che si occupa di cactacee sudamericane, afferma che dato l'elevato livello di convergenza presente in questi vegetali non è possibile fondare una affidabile tassonomia su criteri morfologici!
- Se ho capito bene, Lucio, la convergenza evolutiva frequentissima causerebbe apparenti e false parentele non realmente da porre in relazione con la filogenesi.
 - Sicuramente e si afferma anche che nelle classificazioni del passato anche recentissimo, sulla base della filogenesi molecolare su sequenze del DNA dei cloroplasti appare che i vari livelli tassonomici quali tribù e a calare fino ai generi appaiono essere polifiletici proprio come nel caso del vecchio genere Orchis. Io ho posto la mia attenzione in particolare sul gener Rebutia, gonfiato a dismisura da D. Hunt nel suo 'The New Cactus Lexicon' e che dovrà essere come minimo separato in due tronconi, in quanto chiaramente polifiletico. Infatti risulta che la maggior parte delle Rebutia sensu stricto, come ad esempio R. deminuta, R. ftebrigii, R. pyg-maea, R. einsteinii, ecc sono maggiormente affini a generi quali Arrojadoa o Coleocephalo-cereus piuttosto che a R. minuscula e R. pad-cajensis che a loro volta mostrano di essere più strettamente imparentate con Weingartia, Sulco-rebutia, Cintia e addirittura Browningia.
- Lucio, ma quanto sono estesi questi dati a supporto della nuova visuale?
- Ancora troppo poco per avere una chiara visione complessiva, Maria, ma quanto basta per capire che il quadro finale sarà irriconoscibile dai vecchi tassonomi e naturalmente da noi appassionati.
- Mi pare, Lucio, che queste nuove e sofisticate metodologie riportino in mano ai professionisti lo studio della tassonomia finendo con l'allontanare gli appassionati impoverendone l'interesse.
- Il rischio esiste ma dipenderà dagli appassionati e dagli studiosi di professione riuscire a scongiurarlo. Se vi sarà da parte di questi ultimi l'accentuarsi di una certa supponenza, già fin qui mostrata, inizierà un periodo grigio per la cactologia. Se invece, come sta accadendo tra gli orchidologi, vi sarà collaborazione stretta allora questa sinergia porterà a grandi risultati scientifici e di divulgazione.
- E le nostre conversazioni, Lucio, come appariranno tra qualche anno?
- Quando abbiamo iniziato i nostri pungenti incontri, credo che le nostre idee siano state viste dagli 'addetti ai lavori', ammesso che siano state notate, come delle ingenuità superate dalla storia 'unificatorista'. Tra qualche anno quando la nuova visione si sarà imposta e consolidata e nel frattempo si sarà scordata l'esatta tempistica di proposte, idee e risultati si penserà che noi abbiamo cercato di sfondare una porta già aperta. Così va il mondo Maria! Ma questo non deve essere motivo di rammarico bensì di soddisfazione.
- Questo tuo atteggiamento mi rincuora, Lucio!

weingartia neumanniana

 

 

Weingartia neumanniana, una delle specie più ambite

 

 

 

 

- Voglio darti un altro motivo di soddisfazione Maria. Nel n° 1 di Catus World, 2010 (in casa del diavolo ma non esattamente!) in una didascalia è ricomparso l'epiteto Digìtostigma in una breve nota ove si considera il fatto che questo vegetale, benché frequentemente assegnato al genere Astrophytum, non ibrida tanto facilmente con gli altri Astrophytum quanto ci si potrebbe aspettare e che se in qualche caso si formano semi le plantule risultano deboli e non in grado di sopravvivere! Come vedi le riserve degli autori de 'La spina nel fianco' verso la combinazione Astrophytum caput-medusae, espressa nel libro ' Conoscere, Capire, Coltivare i Turbinicarpus-Rapicactus ' cominciano ad essere condivise da altri.
- Lucio, a proposito di questo libro mi sembra che anch 'esso sia fondato su una tassonomia essenzialmente morfologica!
- E' vero, Maria, ma solo in parte, gli elementi che concorrono alla visione lì espressa sono molti altri non ultimo quello molecolare, esplicitamente ricordato a sostegno di una probabile separazione da Turbinicarpus di Kadenicarpus e Bravocactus.
-Se le tue previsioni si avvereranno non potremmo più essere la spina nel fianco, caro Lucio.
- Cara Maria, di cose storte sarà sempre pieno il mondo! Ci sarà sempre bisogno di una spina nel fianco per tenere vigile la mente. Ma vedi, se la battaglia per la tassonomia moderna delle cactacee sarà vinta ci sarà anche bisogno di rivalutare le tante cose buone fatte da coloro che adesso stiamo criticando. Perché vedi non vorrei si passasse da un estremo all'altro disconoscendo i meriti oggettivi di queste persone e del periodo storico che sta finendo.

weingartia neocumingi

Weingartia neocumingi, forma nana con tipici fiori gialli