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Studio sulle "Dune di Castelporziano"

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 La ricerca sulle dune del litorale laziale
E' da diversi anni che le dune del litorale laziale sono tenute sotto osservazione da parte di associazioni ambientaliste e da singoli appassionati armati di tanta buona volontà e nessuna risorsa eccetto il loro entusiasmo. Uno di questi è Carlo Manni , socio AIAS, esperto di piante succulente e appassionato difensore degli equilibri ecologici. della natura. La sua discreta ma continua opera di sensibilizzazione ai problemi della duna attuata all'interno della sezione romana dell'AIAS attraverso ricognizioni sul posto, documentazioni fotografiche, sito internet ha indotto l'associazione a varare un progetto di ricerca ed a cercare i finanziamenti per poterla mettere in atto. Il progetto è stato presentato alla Fondazione BNC che ha dimostrato interesse per l'iniziativa e la ha interamente finanziata. La ricerca, che è stata presentata alla Fondazione BNC nel mese di novembre, è stata realizzata tutta all'interno dell'AIAS, grazie alla professionalità ed al grande impegno di Carlo Manni e dell'insostituibile Giancarlo Sleiter . Per commentare la ricerca è bene rifarsi a ciò che recita l'articolo 2 dello Statuto AIAS: "Scopo dell'Associazione è lo svolgimento di attività nel settore della tutela e valorizzazione della natura e dell'ambiente. In particolare l'A.I.A.S. si propone di:
a- contribuire alla protezione delle specie vegetali minacciate da estinzione nel rispetto delle convenzioni internazionali;...........".

ammophila

Molte altre associazioni italiane si pongono questo nobile scopo; ma basta girarsi intorno per notare, senza alcuna fatica o immaginazione, che questa solenne affermazione, purtroppo, rimane un pio desiderio. Il "nostro" ambiente è continuamente oggetto di pesanti aggressioni da parte delle attività umane tanto da far pensare all'impossibilità di ottenere il giusto equilibrio fra l'uomo e la protezione ambientale. Senza entrare nel merito dell'annoso dibattito sull'ambientalismo, spesso distorto da interessi più o meno palesi, e avendo sempre di fronte le reali possibilità di inflenza sui comportamenti pubblici e privati, anche una associazione come l'AIAS può effettivamente contribuire a fare "politica ambientale", che, nel nostro caso, significa sensibilizzare la collettività sulla necessità di comportamenti generalizzati verso la tutela dell'ambiente. Il ricorso alla pura e semplice denuncia dell'inefficienza degli organismi statali, della forte resistenza delle attività produttive ad applicare rigorosamente le norme antinquinamento, della marginalizzazione della ricerca sulle fonti alternative per l'energia, non solo non è di per se molto incisiva - basta uno spot televisivo a favore di un qualsiasi consumo poco ecologico per vanificare qualsiasi denuncia - ma non riesce neppure a tener tranquille le coscienze. E' perciò necessario prendere delle iniziative concrete: documentare le situazioni più a rischio,

degrado ambientale

insistere a tutti i livelli affinché le istituzioni, le imprese, i singoli cittadini comprendano che la tutela dell'ambiente è la tutela della qualità della vita in tutte le sue manifestazioni. In base a queste considerazioni la ricerca sulla duna del litorale romano si è posta come obiettivo non tanto l'esame, pianta per pianta, di quali essenze sono scomparse e di quali sono in via di estinzione dalla zona, quanto ha cercato di documentare come l'uso dissennato di un territorio, fino a qualche decennio fa incontaminato e ricco di vita, stia liquidando completamente un patrimonio di enorme valore ambientale, riducendolo ad una landa desolata, dove anche le piante più caparbie e resistenti sono destinate a vivere stentatamente e con un futuro del tutto incerto.
Non è compito di questa nota fare un sunto della ricerca, si è scelto di stampare un buon numero di fascicoli che i soci possono richiedere ai segretari di sezione, oppure direttamente alla segreteria nazionale, pagando i costi di stampa e le spese di spedizione, ma alcune considerazioni sulle conclusioni della ricerca è doveroso farle. La prima e più importante delle considerazioni è che l'apertura alla libera fruizione balneare di parte della riserva presidenziale di Castel Porziano, ceduta dal Quirinale al comune di Roma, è stata gestita in modo del tutto inadeguato.

carterpillar

L'assalto alla spiaggia nei periodi estivi è quanto di più selvaggio si possa immaginare, non solo per le povere dune ma anche per i poveri bagnanti ammassati e costretti a file interminabili sulla litoranea, altro gravissima ferita ambientale di scarsa utilità viaria, ridotta, nel periodo estivo dai parcheggi "creativi di ...spazio", a poco più di un viottolo. Basterebbero alcuni semplici provvedimenti per ripristinare, in tempi relativamente brevi, un giusto equilibrio fra ambiente dunale e utilizzazione balneare della spiaggia, salutare alle dune ed ai bagnanti: - l'accesso deve essere limitato alla sopportabilità fisiologica dell'arenile; - deve essere eliminata la possibilità di parcheggio interno e sulla rotabile;

- devono essere aumentate le passerelle per l'accesso diretto alla spiaggia; - l'anteduna deve essere protetta dal calpestio. Tali provvedimenti, inevitabilmente, riducono la fruibilità del sito ma è un prezzo, se proprio si vuole parlare di prezzi per la tutela dell'ambiente, necessario per riavere un ecosistema compatibile con le attività umane.
Stesso problema per Capocotta, qui aggravato dal fatto che sono stati costruiti abusivamente e direttamente sull'arenile, ristoranti e stabilimenti. E', purtroppo, storia alquanto ricorrente: le attività e le strutture abusive nei litorali vengano puntualmente denunciate e puntualmente ignorate dalla autorità amministrative. Si dice che spesso le amministrazioni sono oggetto anche di odiose intimidazioni pur di bloccare i provvedimenti di sgombero, ma, se fosse vero, un comportamento lassista delle amministrazioni sarebbe ancora più colpevole. Infine è opportuno un accenno sui comportamenti dei singoli, famiglie o gruppi che frequentano le spiagge. E' capitato a tutti di trovare lattine, buste, bottiglie di plastica e di vetro, residui di vario e spesso inconfessabile genere abbandonati sulla sabbia, ma quello che si trova a ridosso delle dune, seppur parzialmente interrato, è incredibile. Viene quindi spontaneo avvalorare la considerazione che i comportamenti dei singoli sono influenzati decisamente dall'ambiente in cui si vive. Un ambiente degradato e sporco induce le persone a degradarlo e sporcarlo ulteriormente: tanto fanno tutti cosi! Si provi allora a fare il contrario: si offra un ambiente pulito, efficacemente protetto e si eviti che le persone siano costrette a conquistarsi lo spazio a gomitate ed a convivere, nei momenti che sono dedicati allo svago ed al relax, con le spesso inevitabili sgradevolezze della vita quotidiana; può darsi che diminuiscano i rifiuti, organici e non, con grande vantaggio per tutti.
Il Segretario Nazionale AIAS
Alberto Manni