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In ricordo di Sergio Federici

Sergio Federici

di Anna Trevisan

Tutte le volte che ci si incontrava nella sede AIAS di Padova, eccolo arrivare sempre sorridente e felice di incontrare i soci. Sergio è stato per tutti noi un grande amico, molto generoso e prodigo di consigli, sempre pronto a svelare nuove esperienze o a suggerire quali materiali usare per la coltivazione delle piante. In particolare la sua passione per il genere Gymnocalycium, ci portava ad osservare le bellissime piante che portava, spesso cariche di splendide fioriture.
Grazie di tutto Sergio.

 In ricordo vi proponiamo una delle ultime conversazioni fatte durante gli incontri del triveneto:

 

Gymnocalycium
conversazione del 7 novembre 2004 con Sergio Federici
apparsa sul Notiziario Sezione Veneto, Friuli Venezia Giulia – Trentino Alto Adige “L’Opuntia racconta” n. 26 - marzo 2005

gymnocalycium

Al genere Gymnocalycium, istituito da Pfeiffer, appartengono piante abbastanza facili da coltivare e molto fiorifere. Su queste piante in italiano abbiamo solo una monografia del 1985 della nostra rivista “Piante Grasse”, da questa ho tratto tutte le mie conoscenze sui Gymnocalycium.
Mi sono anche associato ad un gruppo austriaco di appassionati di questo genere di piante. L’Associazione stampa una rivista trimestrale in tedesco ed ogni primavera c’è un raduro di tre giorni a Eugendorf vicino a Salisburgo e lì ci si ritrova con i massimi esperti di queste piante: I soci appartengono a varie nazioni, pochi gli italiani, nel corso degli incontri vengono proiettate diapositive di viaggi e parlano delle piante incontrate.
Il genere è originario del Sud America. Lo troviamo principalmente in Argentina fino in Patagonia e verso nord in parte in Bolivia, Uruguay e zona sud occidentale del Brasile.
Coltivo Gymnocalycium da una decina d’anni e trovo sia una pianta che si adatta bene al nostro clima, d’inverno resiste fino a zero gradi se completamente asciutta, qualche specie arriva anche sotto zero, mentre le specie brasiliane gradiscono qualche grado sopra zero. L’ultima annaffiatura io la do a metà ottobre e riprendo a bagnarle in primavera quando si risvegliano (orientativamente a primi d’aprile), nel corso dell’inverno solo qualche leggera nebulizzazione nelle belle giornate.
Per anni Gymnocalycium achirasense e horridispinus appena mettevano i boccioli li bagnavo, i boccioli crescevano della dimensione di un pisello poi cadevano quasi tutti, ho capito cha bagnavo troppo presto. Ora aspetto che tutti i boccioli della pianta siano bei grossi, solo allora comincio ad innaffiare. D’inverno non bagno nemmeno i semenzali. D’estate le bagno molto perché hanno bisogno d’acqua per dare una bella fioritura, se soffrono la sete non fioriscono, prima di ridare acqua però aspetto che siano ben asciutte.
Per la coltivazione uso il normale terriccio per le cactaceae ben drenato, arricchendolo un po’ con terriccio di foglie per i Gymnocalycium brasiliani.
Durante il periodo vegetativo io concimo in continuazione. In pratica, ad esempio, anziché concimare ogni quattro settimane, si scioglie un quarto della dose prevista ad ogni annaffiatura (se bagno una volta la settimana). Con questo metodo evito di dare dosi massicce di concime che possono provocare bruciature alle piante. Utilizzo un concime che contiene 8% di azoto, 12% di fosforo e 24% di potassio, più microelementi, non vale la pena acquistare il concime liquido perché troppo costoso. Uso acqua piovana e bagno le piante possibilmente da sotto, mi sono costruito dei grandi sottovasi d’acciaio alti 4 cm che riempio di acqua per un paio di cm e svuoto dopo un paio d’ore. In questo modo il pane di terra si imbeve bene ed evito che, attraverso il foro di drenaggio, con l’acqua se ne vadano via anche le sostanze nutrienti. La prima annaffiatura la faccio senza concime o ad una dose molto diluita, prima (febbraio, marzo) solo alcune nebulizzazioni nelle giornate calde.
Interviene Paolo, anche lui amante dei Gymnocalycium: io non ho la serra quindi quest’anno ne ho messi fuori una settantina per ragioni di spazio. Mi sono basato sulle temperature minime indicate su “Piante Grasse” e tutti i Gymnocalycium che possono resistere a basse temperature li ho posti a ridosso di un muro rivolto a sud coperto da un telo di polietilene. Gli altri li ho messi un una stanzetta dove manca la luce e ho osservato che pur restando al buio hanno lo stesso la necessità di essere spruzzati perché la temperatura arriva a 12 gradi. A metà aprile li porto all’esterno e li bagno una volta senza abbondare, in modo che sentano il profumo dell’acqua, la volta successiva bagno con il concime e aggiungo un po’ di antiparassitario.
Sergio conferma che anche lui, pur non avendo cocciniglie, fa un trattamento in primavera. In particolare, per combattere i tripidi che colpiscono i boccioli usa un piretroide con un po’ di zucchero per attirarli, altrimenti saltano e non vengono a contatto con l’antiparassitario e mette delle esche (quei fogli gialli ai quali gli insetto restano appiccicati). Da non dimenticare i fungicidi per combattere i funghi che facilmente si sviluppano d’estate quando ci sono molte piante in poco spazio e c’è un po’ di ristagno d’umidità.
Tenendole all’aperto d’estate quale è la posizione migliore?
Ci sono pareri contrastanti – dice Sergio – secondo me hanno bisogno di poca ombra, ho piante che crescono al sole e fanno fiori magnifici.
La provocazione: tratti i Gymnocalycium in maniera diversa, speciale rispetto alle altre piante?
Ho diverse specie di piante (Lobivia, Mammillaria, Turbinicarpus…) e le tratto tutte allo stesso modo: uso lo stesso sistema per le concimazioni e per combattere insetti e funghi, l’unica differenza per certe piante che non gradiscono l’umidità alla radice metto attorno materiale inerte come lapillo e pomice. Un’altra cosa, quando svaso una pianta con tutta la terra attaccata, la rinvaso in un vaso un po’ più grande e metto ghiaino tutto attorno al colletto della pianta, in questo modo è ben arieggiato ed evito ristagni d’umidità che possono provocare il marciume al colletto. Da tenere presente che io abito in una zona meno umida per esempio di Padova, da noi non c’è mai la nebbia.
Io tengo le piante sempre sullo stesso posto: un poche in terrazza, altre in una piccola serra, altre in casa vicino alla finestra, altre ancora all’aperto e d’inverno possono resistere anche a zero gradi e oltre, in ogni modo le piante una volta che le ho messe su un posto non le cambio più, rimangono sempre lì. Ritengo sia dannoso per le piante spostarle di posto e anche solo girarle; mi è successo che girando una pianta si è ustionata. Il cartellino della pianta mi serve, oltre che per il nome, per conoscere l’orientamento che ho dato alla pianta, così quando la prendo in mano la rimetto nella stessa posizione. Se teniamo piante in serra quando le portiamo fuori, se siamo in marzo, quando comincia ad intiepidire, non succede nulla, ma se siamo avanti con la stagione allora bisogna stare attenti perché si possono scottare se prendono troppo sole. Mi hanno insegnato di prendere dell’erba sfalciata e coprire la pianta lasciandola là fino a che si secca, quando è secca si tira via l’erba e la pianta è acclimatata, Echinocactus grusoni ad esempio è una pianta che si scotta facilmente.

Altre informazioni sui Gymnocalycium:

Anche se non prendono il sole d’inverno in estate fioriscono lo stesso.
Il Gymnocalycium horstii è caratteristico per la dimensione del frutto: nessun altro Gymnocalycium produce frutti così grandi, inoltre è una pianta dioica: ci sono piante che fanno fiori maschili e piante che fanno solo fiori femminili, come anche l’uruguayense. Si riesce a conoscere il fiore prima che si apra perché un bocciolo con la punta aguzza è un maschio e un bocciolo con la punta piena arrotondata è una femmina.
I frutti dei Gymnocalycium non sono velenosi però non so se noi possiamo mangiarli.
I Gymnocalycium chiquitanum, griseopallidum e paediophillum sono tra i più delicati, sono gli unici che d’inverno sposto più al caldo e d’estate se fa troppo caldo rischiano di seccare se non si da acqua a sufficienza.
Il Gymnocalicium ragonesii, che non si ibrida con altre specie di Gymnocalicium, vive in zone molto aride tanto che sparisce nel terreno durante i periodi di lunga siccità.
I semi di Gymnocalycium germinano facilmente.

Sergio Federici