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Risposte alle domande più frequenti

Quando e quanto annaffiare le piante grasse?


Non si può dare una regola generale, ogni balcone può avere una diversa esposizione, ogni singolo vaso, a seconda del terriccio contenuto o del materiale di cui è fatto, può volere più o meno acqua. Per la maggior parte delle "grasse" è importante far asciugare il terriccio fra due annaffiature, ed ogni annaffiatura deve bagnare bene tutto il pane di terra.

Che qualità dovrà avere l'acqua delle annaffiature?


La miglior cosa è usare acqua piovana lasciata decantare (l'acqua degli acquedotti è troppo ricca di sali minerali e contiene disinfettanti: cloro ed altro). È anche importante portare l'acqua a temperatura ambiente: un'acqua troppo fredda può danneggiare le piante.


Come difendersi dall'eccesso di calcio dell'acqua di acquedotto?


Il calcio, presente in quasi tutte le acque degli acquedotti, alcalinizza i substrati trasfor¬mando molti dei sali presenti nel terreno in ossidi idrati insolubili e rendendoli, pertanto, indisponibili per le radici. Due metodi efficaci per combattere l'eccesso di calcio sono:
• Acido fosforico - Acidifica l'acqua e rende il calcio più solubile mentre il contenuto di fosforo favorisce lo sviluppo della pianta. Dose: 1 cc per ogni litro di acqua.
• Acido ossalico (polvere idrosolubile) - Acidifica l'acqua. Fa precipitare il calcio che si deposita in fondo al recipiente. Versare l'acido ossalico nell'acqua (la dose è in funzione della durezza di quest'ultima; se ne deve versare finché l'acido, al contatto con l'acqua, non forma più la caratteristica nuvoletta bianca ma passa in soluzione; mediamente occorre 1 cucchiaio colmo da cucina per ogni litro); si fa riposare la sospensione ottenuta per 3-4 giorni al fine di far depositare l'ossalato di calcio insolubile sul fondo del recipiente (ha l'aspetto di una fanghiglia bianca); infine si preleva l'acqua senza rimescolare e lasciando quella sul fondo del recipiente. La soluzione risultante non contiene sostanze nutritive ma ha il vantaggio di non contenere calcio.


Quale è il terrìccio migliore per coltivare le piante grasse?

 Un buon terriccio per piante grasse deve avere le seguenti caratteristiche:
• deve essere abbastanza drenante per permettere la eliminazione dell'acqua in eccesso;.
• deve mantenere un certo grado di umidità per garantire alle radici la disponibilità per il tempo sufficiente dei nutrienti disciolti;
• deve permettere l'ancoraggio delle radici. La composta base classica è:
• 1/3 sabbia di fiume ( controllare che non sia troppo calcarea) grossolana senza polvere;
• 1/3 terra vulcanica senza polvere (pozzolana o lapillo nero);
• 1/3 terra di faggio ben matura o terriccio da fioraio preferibilmente senza torba (meglio con fibra di cocco).


Sono migliori i vasi di plastica o di terracotta?


Sicuramente quelli di plastica, infatti mantengono meglio l'umidità (anche se esposti al sole). Nei vasi di terracotta le radici seguono la corrente fluida che evapora attraverso le pareti laterali e vi si attaccano subendo cosi dannosi sbalzi di temperatura e ferite durante i rinvasi. 1 vasi di plastica, inoltre, possono essere facilmente lavati e riciclati.


Come moltipllcare le piante grasse?


Per semina: seminare, nel giusto periodo a seconda delle specie da riprodurre, in un terriccio sterile trattato contro possibili attacchi fungini.
Per talea: staccare, senza produrre grandi cicatrici e nei giusti periodi, porzioni di parti vegetali, lasciare asciugare in ombra in ambienti areali, appoggiare sopra un terriccio mantenuto lievemente umido costituito da torba e sabbia ( 1:1 ) o pomice (graniglia fine).


Come eliminare le cocciniglie dalle piante grasse?


Esistono diversi tipi di insetti che appartengono al gruppo delle cocciniglie. La più comu¬ne è la cotonosa, ma ci sono anche la cocciniglia a scudetto e la cocciniglia delle radici. In comune questi insetti hanno la caratteristica di nutrirsi della linfa della pianta ospite e di riprodursi con grande velocità. Il danno maggiore prodotto dalle cocciniglie è costituito dalle piccole ferite che sono la porta attraverso cui possono passare patologie gravi, come infezioni micotiche ed altro. La migliore cosa da fare contro la cocciniglia è prevenirne gli attacchi: praticamente basterà eseguire due trattamenti annui con insetticidi di tipo sistemico a largo spettro. Per prevenire attacchi di cocciniglie alle radici basterà, nei rinvasi, inserire in fondo al vaso una pallina di naftalina o canfora. Ad attacco iniziato si possono utilizzare i vapori di paradiclorobenzolo per uccidere le cocciniglie cotonose e quelle a scudetto. Si chiude la pianta in una scatola, o in una busta di plastica, in cui è stato introdotto, con uno scodellino, il paradiclorobenzolo. Dopo una giornata tutti gli insetti sono morti. Si ripete il trattamento dopo 15 giorni (il tempo di schiusa delle uova).


Di quanta luce hanno bisogno le piante grasse?


Tutte le piante succulente hanno bisogno, in specie durante il periodo vegetativo, di molta luminosità per cui si sconsiglia di tenerle costantemente all'interno delle abitazioni in quanto, anche se vicino alle finestre, la luce disponibile risulterà insufficiente. La regola fondamentale è quella di non fare mancare loro la massima luminosità durante il periodo vegetativo.
Le succulente provenienti dall'emisfero boreale - il nostro - dovranno essere poste all'aperto almeno dalla primavera all'autunno (si portano all'interno per farle svernare solo le piante che non sopportano le basse temperature) in modo da far loro ricevere la maggior quantità di luce, tacendo attenzione, per alcuni generi a non esporli per molte ore al sole diretto.
Le succulente originarie di zone a piovosita invernale, e che vegetano anche da noi durante la cattiva stagione (brevidiurne), in cui né luce né temperature sono per loro confacenti ( specie al nord Italia, mentre al sud il problema è minore o non si pone affatto), pongono più problemi. Chi volesse trarre il massimo della soddisfazione dalle proprie piante dovrà necessariamente integrare la luce naturale con luce artificiale prodotta da lampade il cui spettro di emissione dovrà avvicinarsi a quello del sole ed essere protratta per 10-14 ore (la durata esatta dipende dal fotoperiodismo delle piante).
Comunque, per veritìcare che la luce di cui dispongono le piante sia sufficiente, è possibile adottare un metodo empirico consistente nel coltivare nei luoghi prescelti per ospitare le piante degli esemplari, per es., di Notocactus suhmammulosus (una Cactacea di facilissima coltura): i Notocactus a fioritura primaverile formano intatti i loro bocciuoli durante l'inverno, ma solo se l'intensità luminosa di cui possono disporre è quella giusta. In caso contrario la fioritura non potrà aver luogo e bisognerà integrare la luce naturale con luce artificiale prodotta da lampade a spettro solare.