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Gymnocalycium

G._papschii
Gymnocalycium papschii

Il Genere

GYMNOCALÝCIUM

a cura di

Wolfgang PAPSCH

Traduzione dal tedesco a cura di

Giancarlo SLEITER

 

Le foto sono dell’autore.
 
Echinocactus_monvillei
Echinocactus monvillei, riproduzione da LEMAIRE 1841.

  

Speciale Gymnocalýcium - supplemento al n° 1 - 2008 di Piante Grasse

sommario

1. Introduzione                         2

2. Storia                                   3

3. Sistematica                         5

4. Distribuzione                      13

5. Coltivazione                       16

6. Le Specie                          20

7. Documentazione               48

 

Introduzione

Quando il dr. Ludwig PFEIFFER, un medico appassionato di piante grasse, ebbe occasione, nel 1841, di visitare alcune collezioni amatoriali e alcuni giardini botanici inglesi, notò la presenza in essi di Cactacee i cui fiori presentavano la caratteristica di avere il tubo floreale, rivestito di poche squame, completamente glabro. Questo carattere, a confronto delle altre Cactacee allora note, i cui ricettacoli erano più o meno pelosi e/o spinosi, venne da lui considerato assolutamente peculiare. L’ulteriore osservazione delle piante della propria collezione lo convinse che i cactus dotati di questa caratteristica dovessero essere collocati in un genere a parte, da tenere distinto dall’allora megagenere Echinocactus. BocciuoloEchinocactus_mackieanus e ricettacolo nudi vennero da lui considerati una caratteristica morfologica peculiare del nuovo genere, che ricevette da lui l’epiteto Gymnocalýcium (composto dalle parole greche gymnós = nudo e kályx = calice). La pubblicazione effettiva del nuovo genere avvenne su sua indicazione (PFEIFFER 1845) in un catalogo di SCHELHASE1 uscito nel 18432. Fino ad oggi non è stato possibile reperire alcuna copia di questo catalogo, che va considerato a tutti gli effetti come la pubblicazione contenente la descrizione originale e definitiva del nuovo genere. Nella sua importante opera «Raffigurazione e descrizione di cactus in fiore» (PFEIFFER 1845), egli ne riporta una breve descrizione accompagnata dall’elencazione delle specie Gymnocalýcium gibbosum, G. reductum e G. denudatum. ...

 
                                                             Echinocactus mackieanus, riproduzione da HOOKER.
 
 
 
(1) A. SCHELHASE era un vivaista concittadino di PFEIFFER che si riforniva di cactus raccogliendoli in Messico; viene ricordato in un epiteto specifico di Mammillaria (M. schelhasei). (N.d.T.)
(2) L’articolo 29 del codice internazionale di nomenclatura botanica prescrive che, per essere effettiva, la pubblicazione di un nuovo taxon debba avvenire esclusivamente tramite la diffusione (vendita, scambio o donazione) tra il grande pubblico o, almeno, tra istituzioni botaniche dotate di biblioteca aperta ai Botanici, di opere a stampa, comunque realizzate. Non vengono considerate effettive, a partire dal 1° gennaio 1953, le pubblicazioni in cataloghi commerciali o in periodici non aventi carattere scientifico e, a partire dal 1° gennaio 1973, quelle avvenute in liste predisposte per lo scambio di semi (Indices Seminum). (N.d.T.)

G._bodenbenderianum

  

G. bodenbenderianum, Sierra Brava 

Coltivazione

I rappresentanti del genere Gymnocalýcium occupano, come già detto, un areale immenso. Ne consegue che le variazioni climatiche, nel passare da un territorio all’altro, possono essere notevolissime: è per questo motivo che è impossibile dare delle indicazioni pratiche di coltivazione che siano valide e applicabili per tutte le specie. Bisogna, tuttavia, osservare che la coltura della maggior parte delle specie non pone particolari problemi, anzi, rispetto alla coltivazione di tanti generi di Cactacee prediletti dagli amatori, quella della maggioranza dei Gymnocalýcium si può definire facile. Ciò dipende dal fatto che le diverse specie di Gymnocalýcium sono generalmente assai adattabili ad un ampio spettro di condizioni colturali. Ma diamo di nuovo uno sguardo sommario ai diversi habitat colonizzati dal genere e alle condizioni climatiche ivi prevalenti.
La maggior parte delle specie è originarie delle provincie centrali dell’Argentina; Córdoba, San Luis, Catamarca e La Rioja. In questa zona sono rappresentati tutti i sottogeneri di Gymnocalýcium con l’unica eccezione del sottogenere Macrosemìneum. L’ecologia delle singole stazioni può essere relativamente differente: a quote basse si tratta generalmente di suoli alluvionali sia sabbiosi sia costituiti da ciottoli, sui quali crescono per lo più specie vegetali fruticose e dove si trovano, al riparo dei cespugli, quasi tutti i rappresentanti del sottogenere Trichomosemìneum nonché l’unica specie, Gymnocalycium schickendantzii, appartenente al sottogenere Muscosemìneum, che ha il suo areale di distribuzione molto più a nord. Con l’aumentare della quota, il suolo delle stazioni che si trovano sui fianchi delle catene montuose diventa via via più sassoso e roccioso e, di conseguenza, diventano più difficili le condizioni di vita dei Gymnocalýcium che le popolano. La reazione a ciò della maggior parte delle specie si manifesta con un incremento delle dimensioni del loro rivestimentoG._poeschlii spinoso, che possono spesso diventare notevoli. Nei casi di zone con aridità accentuata, alcune specie si proteggono dall’inaridimento rivestendo la propria epidermide con un rivestimento ceroso al fine di ridurre ulteriormente le perdite di acqua per traspirazione e dotandosi di un poderoso fittone radicale. Poiché le temperature minime invernali possono scendere sotto lo zero anche in pianura, le specie che vivono in questa zona sopportano anche da noi gelate leggere senza subire danni. L’unica specie che richiede qualche attenzione in più è G. schickendantzii.                       G. poeschlii, Lomas Blancas.
                       
Nell’Argentina meridionale, soprattutto in Patagonia, l’ammontare medio annuo delle precipitazioni è notevolmente inferiore e spira quasi sempre un forte vento che secca tutto. Qui è diffuso G. gibbosum, che cresce su suoli alluvionali sabbiosi e sassosi, sempre al riparo dei radi cespugli che ivi crescono. Nella stessa regione sono presenti anche zone estremamente aride ed inospitali, che sono pressoché prive di vegetazione e sono costituite da rocce basaltiche più o meno disgregate. Sull’epidermide degli esemplari di questa specie (ma anche quella di qualcuna delle specie originarie della precedente zona climatica), se tenuti in atmosfera stagnante, umida e fredda, possono comparire macchie nere assaG._schroederianum_var._bayensei deturpanti; se non si pone rimedio a questo stato di cose, assicurando alle piante un’atmosfera più calda, asciutta e in movimento, le macchie nere si possono estendere a tutta la superficie del corpo con conseguente morte della pianta. Il rischio che ciò accada è notevolmente maggiore nel caso di esemplari vecchi prelevati in habitat. Potrebbe sembrare strano che ciò accade per piante abituate al rigido clima della Patagonia che, tuttavia, a differenza di quello dei nostri inverni, è estremamente asciutto. Molto robusto si è rivelato il complesso di forme di G. reductum, originario dell’Argentina orientale. Le stazioni in cui è possibile rinvenirlo sono quasi sempre praterie rilevate con suolo assai sassoso e ricco di humus, dove si registrano abbondanti piogge estive. ...
 
G. schroederianum var. bayense, Cerro La China.

 

G._prochazkianum

Gymnocalycium prochazkianum, Quilino